Roma, 23 dic — Uno spettro si aggira per l’Europa, avvolto da un mantello arcobaleno: lo spettro dell’autocertificazione di genere. Dalla realtà biologica dei due sessi il mondo è scivolato verso il dogma dell’autoidentificazione, quasi senza rendersene conto (noi ce ne eravamo già accorti, non dite che non vi avevamo avvertito), mentre i più rubricavano il fenomeno come «stranezze di quei matti attivisti americani». Risultato: oggi la realtà perde la sua oggettività e si piega alla dittatura dalle «sensazioni», ovvero scappatoie per dare una risposta (sbagliata) al disagio psicologico. Al sesso biologico si è sostituito il gender, una mascherata grottesca al pari del blackface, ma che diversamente da quest’ultimo non incorre nelle stigmatizzazioni delle anime belle libera.

Dal dizionario alle leggi sull’autocertificazione di genere 

Dall’attivismo all’approdo alle leggi dello Stato il passo è stato breve: il tempo di superare la boa del linguaggio, che ha istituzionalizzato l’indeterminatezza e messo una pietra tombale sulla biologia con la decisione del Cambridge Dictionary di definire «donna» «un adulto che vive e si identifica come femmina, nonostante gli si stato assegnato un altro sesso alla nascita». Chi stabilisce cosa sia «femminile» non ci è invece dato di saperlo: presumibilmente l’insieme degli stereotipi sessualizzati e dei fetish adottati dai trans per tentare disperatamente di assomigliare a una donna. Superato lo scoglio linguistico, la strada è tutta in discesa: dando un’occhiata in casa nostra, i Paesi europei stanno letteralmente sgomitando per aggiornare le proprie leggi riguardo al concetto di autocertificazione del genere.

Germania e Spagna mandano in soffitta i certificati medici

In Germania, fa sapere oggi La Verità, entrerà in vigore nel nuovo anno la «legge sull’autodeterminazione», meglio nota come «legge trans», che permetterà ai cittadini a partire dal quattordicesimo anno di età di cambiare il proprio sesso e nome di battesimo recandosi all’anagrafe senza esibire documentazione medica prodotta da un medico o uno psichiatra. A Berlino risponde prontamente Madrid, che proprio oggi ha approvato la sua ley trans secondo cui le persone transgender a partire dai 14 anni (e dai 16 senza consenso dei genitori) potranno cambiare il proprio genere all’anagrafe con una semplice dichiarazione. Addio alle vetuste, inutili relazioni mediche o psicologiche o ai due anni di trattamento ormonale, condizioni attualmente richieste. Sotto i 14 anni, invece, è necessario ottenere il nulla osta dell’autorità giudiziaria.

Le cliniche e le case farmaceutiche ringraziano 

Esulta Irene Montero, «mente» della normativa trans, ministro dell’Uguaglianza spagnolo e consorte del fondatore di Podemos, Pablo Iglesias. «Riconosciamo così il diritto alla libera determinazione dell’identità di genere», dichiara la Montero, «e ci impegniamo per la “depatologizzazione”, vale a dire che le persone trans non saranno più considerate malate nel nostro Paese». Il 42% degli uomini in cura ormonale per diventare donne e il 46% delle donne in cura ormonale per diventare uomini che hanno tentato il suicidio almeno una volta nella vita ringraziano.

Ringraziano l’introduzione dell’autocertificazione di genere anche le cliniche per la transizione e le case farmaceutiche, che ricavano miliardi dalle procedure chirurgiche e dalle cure ormonali per trans. Senza l’intoppo del parere psicologico o psichiatrico, nessuno potrà più frapporsi tra le persone affette da disforia e le mutilazioni permanenti dovute al cambio di sesso. La musica non cambia se ci si sposta a Edimburgo: stessi gli obiettivi della legge in discussione, con le femministe trans-esclusive (J.K. Rowling in testa) a dare battaglia al governo.

La Svizzera in controtendenza

Chi invece ha dichiarato ufficialmente di non volerne sapere di autocertificazione di genere libera nel proprio ordinamento giuridico è la Svizzera. «Il binarismo dei sessi è un modello tuttora ben radicato nella società svizzera», si legge nel rapporto diffuso dal Consiglio federale al termine della seduta di mercoledì scorso. Al momento «non sussistono le premesse sociali per introdurre un terzo sesso o per rinunciare del tutto all’iscrizione del sesso nel registro dello stato civile. Una modifica del binarismo dei sessi renderebbe inoltre necessari numerosi adeguamenti della Costituzione come pure delle leggi federali e cantonali».

Inoltre «andrebbe adeguata anche la Costituzione federale, poiché in particolare nell’ambito dell’obbligo di prestare servizio militare o un servizio sostitutivo non è prevista una normativa per persone il cui sesso non è iscritto nel registro dello stato civile o che sono iscritte in una categoria diversa da “maschile” o “femminile”». Fine dei giochi, almeno per ora. Gli unicorni svizzeri dovranno rassegnarsi.

Cristina Gauri

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8 Commenti

  1. Oggi sulla Verità, c’è anche una Signora dal sapere senza tempo, o comunque dai più attendibili tempi lunghi, che sottolinea la demenza causata dagli stupefacenti !! Sveglia, confrontate i tempi e le modalità della intossicazione comunitaria tra Spagna e Helvetia. In Svizzera i governanti non sono ancora dementi, magari filibustieri, ma non dementi.
    Qualcuno, aggiungo io, ha idea di come si sviluppa un processo che porta alla demenza causa intossicazione e come appare all’ esterno? La demenza non nasce dal oggi al domani… per tutti.

  2. Da F.Franco “tutti sani”, ai degenerati, finalmente liberi, “nessuno malato”. Non c’è che dire, questo è vero progresso!

  3. Una vergogna indicibile, non mi stupisce che nella foto appaiano bene in vista cagnolini con museruola a sventolare bandiere lg-bt

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