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Valencia, 17 giu – Alla fine, l’Aquarius ha attraccato nel porto di Valencia. Si chiude così a vicenda dei 629 immigrati clandestini che da giorni erano in navigazione nel Mediterraneo e che volevano sbarcare in Italia, dirottati poi verso la Spagna dopo la decisione del governo di chiudere i nostri porti.
La linea del ministro dell’Interno Matteo Salvini è stata appoggiata dall’intero esecutivo e da gran parte dei cittadini. Secondo quanto riportano i sondaggi, infatti, la decisione di chiudere i porti alle ong è condivisa dal 59 per cento degli italiani. La nave Aquarius dell’ong Sos Mediterranée carica di clandestini è stata il casus belli di un duro scontro tra il governo giallo-verde e gli altri Paesi d’Europa, primo fra tutti la Francia, che ha criticato la mossa del Viminale. Accuse sono arrivate anche dalla Spagna. Ma il braccio di ferro è stato vinto dall’Italia: ora anche gli altri Paesi Ue dovranno aprire i porti agli immigrati.
Le navi che sono entrate nel porto di Valencia sono state tre. Le due della Marina Militare, la Dattilo e la Orione, e la stessa Aquarius. Ad attendere i migranti più di 2.500 volontari. Un cartello di benvenuto ha accolto lo sbarco, ma tra le lingue indicate nel messaggio di benvenuto manca proprio l’italiano.
Come era prevedibile, l’attracco degli immigrati non è stato salutato soltanto dalle organizzazioni favorevoli all’accoglienza. Esponenti della destra con bandiere della Spagna e megafoni hanno organizzato una contro cerimonia di accoglienza:Non vogliamo gli immigrati, non vogliamo i rifugiati“. C’è stato anche qualche momento di tensione nel porto. Ma queste proteste sono soltanto l’inizio di uno scontro interno tra il governo “rosso” di Madrid e la destra che chiede un freno all’ingresso dei migranti. La mossa Aquarius ha scoperto il fianco di Sanchez: non tutti gli spagnoli sono con lui, anzi.
“La questione dei migranti è la più calda in Europa. E’ sempre più sentita dall’opinione pubblica e su di essa l’Ue è rimasta latitante per troppi anni”: lo ha sottolineato il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, in un’intervista al Corriere della Sera in cui ha affermato la necessità di “agire quanto più possibile nei Paesi d’origine e di transito, nel rispetto dei diritti umani e per contrastare questo orribile traffico di persone“. “Significa per i richiedenti asilo, poter fare tutte le verifiche prima che si mettano in viaggio”, ha spiegato Moavero, quindi “centri di assistenza, informazione e protezione” che vanno fatti “nei Paesi da cui si parte, se possibile, o nelle regioni adiacenti e nei Paesi di transito. Devono essere centri europei, con la bandiera blu a 12 stelle e personale di tutti gli Stati Ue“. “L’Ue ha procedure e regole inadatte, perché concepite prima che il fenomeno migratorio diventasse così acuto”, ha osservato il titolare della Farnesina. “Le odissee che affrontano queste persone sono tragiche”, ha detto Moavero Milanesi, “durano mesi, anni. Pensiamo a punti di riferimento e rifugio, dove si possa magari cambiare idea e rientrare. Nei casi chiari di diritto di asilo, la verifica va organizzata il più vicino possibile ai luoghi di origine, dove individuare anche la destinazione più appropriata nella Ue; dopo, le persone vanno fatte viaggiare in condizioni degne”. Moavero ha anche parlato del presunto “asse” tra Italia, Germania e Austria: “Credo che in Europa chiunque sia animato da buona volontà debba convergere; in un’ottica di risultato, rinunciando agli egoismi divisivi e alle rivendicazioni”, ha concluso il ministro.
Adolfo Spezzaferro

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