L’attacco russo alla centrale nucleare di Zaporizhzhia ha scaturito, nell’opinione pubblica, il terrore per una nuova Chernobyl e di una catastrofe nucleare dagli scenari già annunciati. Tuttavia, tra la paura generale e la tendenza dei media a amplificare qualsiasi notizia riguardi una centrale nucleare, la situazione radiologica, come confermato dall’agenzia interazione per l’energia atomica (IAEA), resta sotto controllo e priva, al momento, di pericolosità per l’ambiente e le persone. La centrale è stata, secondo le informazioni riportate dagli organi di stampa, oggetto di un bombardamento da parte delle forze russe. Il bombardamento però, non avrebbe causato nessun tipo di effetto radiologico innescando solo un incendio nella parte non interessata dal processo radiologico della centrale causando 2 feriti.

Centrale nucleare di Zaporizhzhia. Perché tutto questo allarmismo?

Tralasciando la guerra e le conseguenze del conflitto, ciò che deve interessare nell’analisi del bombardamento della centrale nucleare di Zaporizhzhia è la solidità della sicurezza nucleare e l’impossibilità di una esplosione nucleare con conseguenze catastrofiche. Una centrale nucleare non può esplodere, non è una bomba, e i suoi contenimenti sono a prova di attacchi terroristici e delle cosiddette armi convenzionali. Le stesse armi usate dai russi e che quindi hanno lasciato intatto il contenimento della centrale. In secondo luogo, l’arricchimento dell’uranio che per una centrale nucleare ad uso civile si aggira intorno al 3%, non è tale da provocare l’effetto esplosione di cui tutti stanno parlando negli ultimi due giorni. In terzo luogo, forse quello più importante quando si alimenta la paura nucleare, è il fattore radiologico.

Livelli di radiazione sotto controllo

Come comunicato dalla relativa agenzia di controllo Ucraina e poi dalla IAEA, anche a seguito dei bombardamenti e dell’incendio, non si sono sviluppati livelli di radiazioni tali da configurare un possibile pericolo. Anzi, sarebbe giusto dire che il livello di radioattività nella zona intorno alla centrale di Zaporizhzhia è pari a zero. Una nuova Chernobyl? No, non può essere possibile. I reattori di Chernobyl e quelli presenti nella centrale nucleare di Zaporizhzhia sono diversi da un punto di vista impiantistico. Nel primo caso i reattori erano di tipo RBMK in cui il sistema utilizzata acqua per il raffreddamento e grafite per la moderazione della reazione a catena, mentre nel secondo caso i reattori VVER che utilizzano acqua sia come moderatore che come refrigerante, fanno di questa loro caratteristica, una barriera sicura alla reazione a catena infatti, in caso di mancanza di acqua, un fenomeno fisico definito coefficiente di vuoto, consente il bilanciamento tra refrigerante e moderante il modo da ridurre e bilanciare la reazione di fissione. Per avere effetti catastrofici, sarebbe necessario un bombardamento con armi non convenzionali che riescano a penetrare le varie barriere di sicurezza della centrale nucleare. Ma questo scenario, apocalittico, non danneggerebbe solo la popolazione ucraina ma anche i russi che sarebbero investiti dalle radiazioni emesse.

L’importanza strategica della centrale nucleare di Zaporizhzhia

E allora perché questo attacco? Ciò che non dobbiamo sottovalutare è invece l’importanza strategica che assume Zaporizhzhia, uno degli impianti nucleari più importanti di Europa, che con i suoi 6000 MW di potenza elettrica (1000 MW per sei reattori presenti all’interno del sito) forniscono circa il 20% dell’energia elettrica ucraina. Dei sei reattori in funzione all’interno della centrale nucleare, allo stato attuale come comunicato da IAEA, “Dei reattori dell’impianto, l’unità 1 è spenta per manutenzione, le unità 2 e 3 hanno subito uno spegnimento controllato, l’unità 4 sta funzionando al 60% della potenza e le unità 5 e 6 sono tenute “in riserva” in modalità bassa potenza.” Spegnere una centrale nucleare significa non dare la possibilità di energia a migliaia di persone, forse questo è il vero interesse dell’operazione militare in corso. La situazione, continuamente in divenire e costantemente monitorata da IAEA, ha comunque dimostrato l’efficienza dei sistemi di sicurezza delle centrali nucleari. Tra i sistemi di sicurezza attivi e passivi, seppur nella tragedia di una guerra nel cuore di Europa, vi è stata la dimostrazione di quanto la paura dell’energia nucleare per scopi civili, sia sempre stata infondata.

Giuseppe Vitale

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