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Beirut, 21 ago – Il gruppo per i diritti degli omosessuali e dei transgender Al-Qaws è stato messo al bando dall’autorità palestinese. L’associazione, nata nel 2001, fino ad ora era stata attiva e aveva operato senza alcun tipo di restrizione in Cisgiordania. La polizia locale ha impedito lo svolgimento di alcuni eventi e manifestazioni previste in alcuni centri palestinesi. Secco il commento del portavoce Louai Irzeiqat, che ha spiegato che tali attività sono «contrarie agli ideali e ai valori della società palestinese».

Al-Qaws è uno dei più importanti gruppi lgbt e si occupa di “promuovere la tolleranza e la diversità sessuale all’interno della società palestinese”, supportato dalla più tollerante Israele. Il gruppo ha stigmatizzato “le persecuzioni, intimidazioni, le minacce di arresto da parte della polizia o singoli individui” e in una nota diffusa sulle reti sociali Al-Qaws invita la polizia e la società palestinese “a concentrarsi nella lotta contro l’occupazione e altre forme di violenza che stanno facendo a pezzi il tessuto delicato della nostra società e i nostri valori, invece di perseguitare attivisti che lavorano instancabilmente per mettere fine a ogni forma di violenza”. Haneen Maiki, direttrice di  Al-Qaws, ha dichiarato al sito di news Ultra Palestine che nonostante i band della polizia palestinese il gruppo “continuerà a rimanere attivo in altre zone della Palestina”, ma senza “mettere a repentaglio la sicurezza e l’incolumità dei nostri attivisti e dei nostri supporter”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Questi seguaci di sodoma e gomorra non mi sembra abbiano la faccia di palestinesi.Molto probabilmente chi gli stà dietro cerca di disgregare il popolo palestinese e spera che si convincano definitivamente a farsi sodomizzare e schiavizzare per sempre e a non rivendicare i veri diritti che gli spettano che sono quelli di riavere uno stato proprio.
    Altro obiettivo sarà sicuramente di far passare i palestinesi come cattivoni omofobi contro il progresso e i “grandi ” valori sodomitici

  2. sono in grado di spiegare un elicottero pezzo per pezzo,ma di contro non ho la più pallida idea di chi dovrebbere essere tali “QUEERS”.

    una cosa è certa visto il pugnetto chiuso sollevato da -presumo- una QUEERS; nei Paesi Comunisti la omosessualità era assolutamente avversata in quanto vista come perversione tipica delle società capitaliste;

    che poi si pensi addirittura che ISLAM e “Queers” vadano d’accordo è alquanto miope.

    PS ma che cazzo sono questi “QUEERS” ? meglio ripiegare su un AB-212…

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