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Roma, 25 mar – In sei anni di guerra civile siriana, non era mai successo che tanti fronti si infiammassero contemporaneamente, coinvolgendo così tanti eserciti. All’improvviso, mentre gli sforzi diplomatici cercavano di portare le parti belligeranti a un faticoso negoziato, l’intera Siria nordoccidentale è esplosa in un conflitto globale, che avrà un peso specifico importante non solo per la Siria ma per l’intero Medio Oriente.



Da quello che si può intuire, è stato il Governo di Damasco a dettare l’agenda, con l’azione che, fra la fine di febbraio e l’inizio di marzo ha sconvolto i piani turchi, tagliando alle truppe di Ankara e ai suoi alleati del Free Syrian Army (FSA) la via di Raqqa. L’attacco dell’esercito lealista, guidato dalle truppe d’elite della Forza Tigre, ha spezzato la resistenza dell’Isis nella fascia orientale del Governatorato di Aleppo, permettendo un ricongiungimento fra il territorio controllato dalle Syrian Democratic Forces, a guida curda, e la sempre più estesa parte del Paese sotto il controllo delle forze fedeli al presidente Assad, che hanno occupato, a seguito di un accordi con gli stessi Curdi, la fascia di territorio a diretto contatto con il FSA e l’esercito turco. Tale operazione è agli sgoccioli, con la presa definitiva, nella serata di venerdì, di Deir Hafir, sessanta chilometri ad est di Aleppo.

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Si può ora ipotizzare l’attacco dell’esercito siriano a Maskanah, ultima cittadina della provincia aleppina ancora in mano all’Isis, e da lì verso Tabqa e Raqqa. Nel frattempo, a seguito delle direttive della nuova amministrazione USA, le SDF hanno assaltato, fiancheggiate sul campo da alcune centinaia di soldati americani, proprio la zona di Tabqa, per prendere il controllo dell’omonima diga, mostrando un sostanziale interesse a collaborare con il Governo di Damasco, e con i Russi, suoi fedeli alleati. Non si spiegherebbe altrimenti la coincidenza delle due operazioni. Nelle stesse ore in cui l’Isis perdeva il bastione di Deir Hafir, infatti, uno spettacolare attacco congiunto delle SDF e di reparti di paracadutisti delle forze armate statunitensi, ha bloccato la strada che collega Aleppo a Raqqa, sorprendendo le difese delle milizie dello Stato Islamico, mentre procede da alcune settimane l’offensiva delle SDF alle linee di comunicazione che collegano Raqqa alla città di Deir Ezzor, sotto controllo governativo, ma assediata da anni dalle bande islamiste.

E infatti, nella serata di venerdì, Talal Silo, portavoce delle SDF, ha dato il benvenuto alle forze armate di Damasco nella battaglia per Raqqa. Dai toni usati (testualmente “L’Esercito Arabo Siriano è parte essenziale della nazione siriana e del suo popolo”) è facile immaginare che Americani e Russi appoggino dietro le quinte l’alleanza fra Damasco e i Curdi siriani. Queste iniziative militari avrebbero portato all’esasperazione i Turchi, costretti – nonostante reiterate proteste presentate sia a Mosca che a Washington – a vedersi esclusi dall’assalto finale all’Isis e, cosa ancora peggiore, a vedere i Curdi occupare il palcoscenico da protagonisti.

E’ pertanto ipotizzabile che dietro alla terza grande battaglia di questi giorni, che vede i ribelli jihadisti attaccare la provincia e la città di Hama, ci sia la mano turca. Non potendo Ankara sfidare frontalmente l’esercito di Assad nella fetta di territorio che ha occupato con la collaborazione del FSA, Erdogan avrebbe deciso di puntare sui ribelli di Idlib, tutti legati a frange più o meno estreme dell’islamismo militante, per provare a destabilizzare il quadro. Se l’operazione avesse successo, e l’attacco arrivasse nel cuore della città di Hama, sarebbe un duro colpo per Damasco, che infatti starebbe riposizionando una parte rilevante della forza Tigre – impegnata nella già citata battaglia per Deir Hafir – in questo quadrante.

La frustrazione del governo turco è facilmente intuibile, e un editoriale del solito Daily Sabah, quotidiano apertamente filo-Erdogan, ha parlato di una imminente azione contro i Curdi a Manbij. Collocandola temporalmente nella seconda metà di aprile, dopo il referendum che, trasformando la Turchia in repubblica presidenziale, darà maggiori poteri al “sultano” Erdogan. Ma proprio per la seconda metà di aprile, stando sempre a quanto dichiarato dalle SDF, avrà luogo l’assalto finale a Raqqa, probabilmente con la collaborazione dell’esercito regolare siriano e con il placet di Russia e Stati Uniti. Un contestuale attacco turco nel nord della Siria, se davvero dovesse avvenire, finirebbe quindi per dare nuova linfa alle teorie secondo le quali l’Isis, dalle parti di Ankara, non sia in fondo così mal visto.

Mattia Pase

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1 commento

  1. pare che siano usciti ormai allo scoperto , voglio augurami che gli altri attori in campo siano cosi svegli di frenare e ricacciare questi molesti invasori !

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