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Roma, 28 gen – Il leader della milizia pro-Trump Proud Boys, Henry Tarrio detto ‘Enrique’, arrestato a Washington due giorni prima dell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio, aveva lavorato sotto copertura come informatore dell’Fbi. Quella stessa Fbi che nel 2018 aveva classificato i Proud Boys come «organizzazione estremista».

Reuters scava nel passato del leader dei Proud Boys

Lo ha rivelato l’agenzia di stampa londinese Reuters, che è riuscita a mettere le mani sulla documentazione relativa a un processo del 2014 in cui Tarrio aveva testimoniato come informatore e agente sotto copertura. «Enrique» aveva ricoperto l’incarico a partire dal 2012. La sua collaborazione con le forze dell’ordine sarebbe iniziata in seguito al suo arresto con l’accusa di frode per la vendita di kit diabetici rubati. Tarrio ottenne una pena ridotta di 16 mesi anziché 30 dopo aver accettato di collaborare su casi che spaziavano dal narcotraffico alla tratta di esseri umani, portando a una dozzina di arresti.

Tarrio nega ogni cosa

Non vi sono prove che il leader dei Proud Boys abbia proseguito nella sua attività di collaboratore dopo il 2014, né che Tarrio abbia lavorato come informatore durante la sua permanenza nei Proud Boys, dal momento che il gruppo si è formato nel 2016. Dal canto suo, l’uomo ha negato ogni cosa, dichiarando di non sapere nulla a proposito dello scoop di Reuters. Ma nei documenti esaminati dall’agenzia stampa risulta che il suo avvocato dell’epoca, Jeffrey Feiler, aveva raccontato in tribunale che il suo cliente aveva lavorato sotto copertura in una serie di inchieste.

Arrestato per un cartello Blm

Tarrio è finito in manette a Washington il 4 gennaio, due giorni prima dell’assalto al Campidoglio da parte dei sostenitori di Trump che protestavano contro i presunti brogli che avevano portato alla vittoria di Joe Biden alla presidenza. Nei suoi confronti era stata formulata l’accusa di aver vandalizzato un cartello di Black Lives Matter in una storica chiesa, la Asbury United Methodist Church, a dicembre, nel corso di una precedente protesta nella capitale.

Cristina Gauri

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