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Roma, 28 gen – Ogni volta che ricorre il Giorno del Ricordo, istituito nel 2004 per omaggiare la memoria dei martiri delle foibe, l’estrema sinistra – Anpi in testa – rispolvera puntualmente tutto il suo armamentario «giustificazionista». Riassumendo brutalmente, questa è la tesi: sì, è vero, alcuni italiani sono stati infoibati, ma erano pochi e comunque fascisti. Quindi, in un certo senso, se lo sono meritato, visti i crimini dell’«imperialismo italiano» in quelle terre dell’Adriatico orientale. L’ultima operazione editoriale di questo genere è stata portata avanti addirittura da Laterza, che ha accolto nel suo catalogo il controverso E allora le foibe dell’altrettanto controverso Eric Gobetti. Un libro che, alla fine, sta risultando indigesto persino a diversi esponenti di sinistra.



«E allora i lager?»

Le tesi sostenute nel libello di Gobetti sulle foibe si commentano da sole, e comunque fanno fatica a reggere al vaglio della critica. Se poi ci aggiungiamo il retropensiero politico di uno che si fa fotografare vicino alla statua del macellaio Tito, il quadro è ancora più completo. Ed è proprio questo mix impastato di ideologia e inconsistenza scientifica che ha portato il giornalista Mauro Suttora a stroncare Gobetti sull’Huffington Post. «“E allora i lager?”. Cosa succederebbe se uscisse un libro con questo titolo che prende in giro la Giornata della Memoria, contesta i numeri del genocidio, invita a “contestualizzarlo” per ridurne la gravità?», si chiede giustamente Suttora.

Gobetti, le foibe e la storia

Il giornalista dell’HuffPost si concentra poi sull’attacco di Gobetti al Giorno del Ricordo: «Una certa sinistra estremista non ha mai accettato questa seconda giornata di meditazione storica, voluta perfino da dirigenti ex Pci (Violante, Fassino) e celebrata dai presidenti della Repubblica (Napolitano, Mattarella) proprio per creare una memoria condivisa sia con gli italiani di destra […] sia con le nuove Slovenia e Croazia democratiche». Ma anche a livello di contenuti, continua Suttora, E allora le foibe? lascia molto a desiderare: «Gobetti comincia addirittura negando che la costa istriana sia stata veneziana (quindi italiana) per quasi mille anni, riducendo quella della Serenissima a “significativa influenza”. Gli consigliamo un viaggio da Capodistria a Cattaro, passando da Parenzo e Lesina, Pola e Zara, Rovigno e Trau. Scoprirà anche in tutta la Dalmazia campanili veneziani e leoni di San Marco, seppure scalpellati dai nazionalisti slavi».

Leggi anche: Cari compagni, giustificare le Foibe non è solo stupido. È anche infame

Non c’è niente da «contestualizzare»

Suttora ricorda poi che, sì, «durante il fascismo gli slavi subirono un’italianizzazione forzata, come in Val d’Aosta e Alto Adige/Sud Tirolo, […] ma tutto ciò non giustifica le migliaia di civili italiani infoibati nel 1945. Quanti? Gobetti li riduce a 3-4mila. Altre stime arrivano a 10mila. Poi arrivò la pulizia etnica di 300mila profughi istriani e dalmati. C’è poco da “contestualizzare” (comprendere, scusare). […] Insomma, caro Gobetti, foibe ed esodo giuliano-dalmata non furono “il risultato dell’imperialismo italiano”». Un articolo coraggioso, quello di Suttora, che tutti ci auguriamo possa portare altri esponenti di sinistra a non avallare queste operazioni editoriali dallo scarso valore scientifico e dal dubbio gusto etico-politico.

Valerio Benedetti

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2 Commenti

  1. non perdo il mio tempo a commentare uno con questa faccia da scemo sulla tomba di un maiale,ma dato che la cosa è poco nota,meglio ricordarla.

    quando l’Austria perse il Lombardo Veneto,per motivi strategici e punitivi,cominciò a cambiare i cognomi degli italiani in Istria e Dalmazia per cercare di “slavizzarli” nella forma e nel suono,con l’aggiunta della desinenza -ICH;

    il motivo,intuibile,era semplice: far passare quelle zone come NON abitate da Italiani ma da slavi.

    attualmente il più famoso per motivi “culinari” è Bastianich,una chiara apposizione della desinenza -ich
    ad un cognome italiano come Bastiani,e così si potrebbe continuare,rimarcando comunque che i cognomi realmente slavi,nello specifico serbo-croati NON terminano con -ich ma con -c oppure con la -c “con il baffetto sopra” come dicevano gli Istriani.

    durante il fascismo SACROSANTEMENTE molti italiani si fecero togliere quella ICH finale per TORNARE al loro cognome vero, quanto originale.

    quindi quella operata durata il fascismo non fu affatto una “italianizzazione forzata” ma il semplice riconoscere l’origine italiana di quelli che italiani erano.

    quindi non erano slavi a cui veniva “italianizzato” il cognome,ma italiani a cui veniva “deslavizzato” il loro.

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