Liverpool, 16 nov — Aveva 32 anni, era un immigrato fuggito dal Medio Oriente e alcuni anni fa si era convertito all’anglicanesimo: questo l’identikit di Emad Jamil Al-Swealmeen, l’uomo che ieri è morto esplodendo assieme a un ordigno artigianale chiuso in un taxi davanti all’ospedale di Liverpool.



Si era convertito una volta arrivato a Liverpool 

Figlio di madre irachena e padre siriano, era arrivato a Liverpool all’inizio del 2014 e, forse per integrarsi meglio, oltre a convertirsi aveva anche voluto cambiare il suo nome: da Emal Jamil a Enzo Almeni, in onore di Enzo Ferrari. Poi aveva fatto richiesta di asilo nel Regno Unito, ma senza fortuna: nello stesso anno gli era stata respinta. Così erano arrivati i primi episodi di squilibrio mentale. Come quando era stato fermato, sempre nel 2014, mentre vagava per strada armato di un grosso coltello. 

Sul cammino di Al-Swealmeen era infine comparsa una coppia di anziani, Malcolm ed Elizabeth Hitchcott, volontari nella comunità cristiana. Lo avevano ospitato per un po’ di tempo nella loro casa sfitta, secondo quanto raccontano i due al Daily Mail, per poi perderlo di vista. All’indomani dell’attacco, i due coniugi esprimono orrore per la fine dell’attentatore di Liverpool dichiarandosi «sconvolti» e «increduli» «Siamo così tristi, gli volevamo bene, un giovane così adorabile». «Voglio dire, ha vissuto qui per otto mesi, e noi vivevamo fianco a fianco. Non c’è mai stato qualcosa che ci abbia fatto pensare male», ha spiegato Hitchcott.

«Era venuto per la prima volta in cattedrale nell’agosto 2015 e voleva convertirsi al cristianesimo: ha seguito un corso Alpha, che spiega la fede cristiana, e lo ha completato nel novembre di quell’anno. Ha potuto così fare una scelta informata, è passato dall’Islam al cristianesimo ed è stato confermato cristiano nel marzo 2017, poco prima di venire a vivere con noi. Era indigente in quel momento e lo abbiamo accolto».

Il tassista è diventato un eroe

Sulla vicenda accaduta a Liverpool sono al lavoro gli investigatori, che ancora non si sbilanciano sulle motivazioni alla base del gesto. Il proprietario del taxi in cui «Enzo» è morto, David Perry, è stato definito «un eroe» dal sindaco di Liverpool e dai quotidiani locali. Perry si era infatti accorto all’ultimo momento di alcuni movimenti sospetti compiuti dal suo passeggero. A quel punto, con incredibile presenza di spirito, ha fermato l’auto, è sceso e ha bloccato le portiere lasciando così l’attentatore da solo all’interno del veicolo, pochi istanti prima che l’ordigno esplodesse.

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta