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boris johnsonLondra, 5 mar – Mentre Cameron gira l’Europa in cerca di facile sostegno al suo tentativo di spaventare gli inglesi prima del referendum sull’uscita dall’Europa, il sindaco di Londra Boris Johnson diffonde uno studio di trecento pagine secondo il quale l’economia di Londra non avrebbe nulla da temere in caso di Brexit. Realizzato dal suo consigliere economico Gerard Lyons, il rapporto dal titolo “London: the global powerhouse” ammette che abbandonare l’Unione Europea potrebbe rappresentare uno shock per l’economia della capitale, ma spiega che la stessa incertezza è prevista in caso di permanenza all’interno dell’unione.



Il sindaco, che si è detto colpito dalla “strategia della paura” utilizzata come strumento di propaganda contro l’ipotesi Brexit, ha dichiarato: “È in corso il tentativo di spaventare la gente per mantenere lo status quo, ma io penso che il rischio reale sia quello di rimanere all’interno di un sistema che è sempre meno adatto alle nostre esigenze”. Nel corso di una visita in Irlanda del Nord, inoltre, Boris Johnson ha ulteriormente chiarito il proprio punto di vista: “Dobbiamo pensare globalmente. L’Unione Europea, sicuramente rappresenta un mercato estremamente importante per noi, ma in quanto frazione del commercio globale è in diminuzione e sta andando in una direzione del tutto diversa rispetto al resto del mondo, dal momento che si sta tentando di costruire una unione politica basandosi sull’euro che però non è ciò che noi aspiriamo ad ottenere”.
Il rapporto prevede che, nel contesto di una Europa riformata, l’economia di Londra passerebbe in vent’anni da un valore di 350 miliardi di sterline a ben 640 miliardi. Ma anche rimanendo fuori dall’Europa ma in buoni rapporti coi paesi dell’unione, l’economia raggiungerebbe comunque i 615 miliardi di sterline nello stesso lasso di tempo, una situazione per nulla catastrofica ma politicamente molto più congeniale al Regno Unito. Il rapporto, spiega l’Evening Standard, evidenzia l’influenza negativa che l’uscita potrebbe avere sul settore finanziario ed assicurativo, tecnico e scientifico, settori per cui stare “seduti al tavolo dell’Unione Europea” viene considerato di grande importanza. Ma per gli altri settori dell’economia di Londra, che danno lavoro a tre persone su quattro, la necessità di rimanere in Europa sarebbe molto meno importante. In breve, come nel caso dei controlli di frontiera a Calais, la minaccia di una catastrofe economico-finanziaria, di là dall’essere inevitabile conseguenza di una scelta politica legittima, potrebbe verificarsi soltanto in seguito ad una sorta di boicottaggio da parte dei paesi europei.

Emmanuel Raffaele

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