Libia tecniciRoma, 5 mar – Si sono liberati da soli o sono stati liberati da un blitz? E nel secondo, più probabile caso, chi avrebbe effettuato il blitz? Fonti locali riferiscono di un’operazione lampo da parte di milizie locali di Sabratha contro i jihadisti che tenevano prigionieri i due tecnici italiani ma è ancora avvolta nel mistero la liberazione di Gino Policardo e Stefano Calcagno, rapiti in Libia nel luglio 2015.

“Stiamo bene ma siamo psicologicamente devastati, vogliamo tornare a casa”, queste le prime parole dei due che si troverebbero ancora in una stazione di polizia sotto custodia del Consiglio militare di Sabratha, cittadina a pochi km a ovest di Tripoli, per essere sottoposti ad interrogatorio e dove sarebbe giunta una delegazione italiana per ottenerne il rimpatrio immediato. Al momento la vicenda è decisamente avvolta nel giallo, se consideriamo che Policardo e Calcagno sarebbero stati liberati, dopo quasi otto mesi di prigionia, subito dopo la morte degli altri due italiani rapiti con loro a luglio e in seguito ad un sin troppo lungo silenzio sulla loro sorte da parte delle autorità italiane. Sembra quantomeno strano che l’intelligence italiana non si sia attivata in questi giorni per lavorare alla liberazione dei due tecnici della Bonatti.

Proprio ieri poi è arrivata l’improvvisa frenata da parte di Renzi sull’eventuale intervento militare italiano in Libia, fortemente incentivato dagli Stati Uniti negli ultimi giorni. “Irresponsabili accelerazioni”, “speculazioni dei media”, “serve cautela”, “prima percorriamo la strada del governo di unità nazionale”, affermano fonti governative. E dire che l’ambasciatore Usa in Italia aveva previsto solo pochi giorni fa un impiego di “5 mila soldati italiani” in Libia contro l’Isis. La tragica morte di due italiani ostaggio dei jihadisti e la liberazione degli altri due sembra però aver cambiato i piani, almeno per quanto riguarda le intenzioni del governo italiano, spinto anche da una generale cautela sull’intervento militare sia interna al Pd sia da parte delle altre forze politiche. Frenata che arriva anche da parte di Berlusconi: “Spero che il governo non commetta l’errore di intervenire in Libia”. Mercoledì il ministro degli Esteri Gentiloni riferirà alle camere e forse capiremo di più sulle reali intenzioni del governo, forse. Perché la Libia è sempre più avvolta nel caos: sembra lontana anche una tripartizione territoriale con intere zone della Cirenaica, della Tripolitania e del Fezzan, le macroregioni libiche, fuori controllo dei rispettivi governi locali. Il tanto auspicato governo di unità nazionale appare quindi ad oggi una chimera. Nel frattempo servizi e forze speciali inglesi, francesi e statunitensi si starebbero già muovendo sul campo.

Eugenio Palazzini

 

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