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Roma, 25 gen – A volte, quando si scherza con lo zelo multiculturalista, ci si può scottare. È quello che è successo recentemente all’Oréal Paris. Qualche giorno fa, per lanciare una nuova linea di shampoo, era stata annunciata come modella la musulmana Amena Khan, la quale avrebbe posato con il velo (l’hijab) per la celebre azienda di cosmetici. La Khan ha 30 anni, è in possesso del passaporto britannico ed è la cofondatrice di Ardere Cosmetics. È anche nota come influencer, potendo contare su mezzo milione di seguaci su Instagram.
Non c’è da stupirsi, quindi, che la scelta di una modella con il velo sia stata da molti interpretata come un atto rivoluzionario: il trionfo dell’uguaglianza, dei diritti, del femminismo, dei valori occidentali ecc. ecc. Peccato, però, che L’Oréal sia stata poi subissata di critiche a causa di alcuni vecchi cinguettii di Amena Khan, bollati come “antisemiti”. In realtà, si tratta di post diretti più contro Israele che non contro gli ebrei in generale. I tweet risalgono in particolare al luglio del 2014, allorché infuriava la guerra di Gaza: «Per secoli arabi, ebrei e cristiani hanno vissuto pacificamente gli uni accanto agli altri in Palestina. Fino alla creazione di Israele». Inoltre, rivolgendosi all’allora premier David Cameron, la Kahn proseguì: «Parli di porre fine al terrorismo, eppure sei complice nella fornitura di armi a uno Stato terrorista. Hai offerto un “sostegno convinto” a un genocidio».
A causa del putiferio che ne è seguito, L’Oréal ha dato il ben servito ad Amena Khan, licenziandola. Tutta protesa a smarcarsi dalla sua immagine di prodotto per donne bianche ed eterosessuali, non è peraltro la prima volta che l’azienda francese prende un granchio per essersi incautamente aperta alla “diversità”. Qualche mese fa, infatti, L’Oréal Paris aveva scelto come modella la deejay e attivista britannica Munroe Bergdorf, transgender e nera. Poi però spuntò fuori un suo post su Facebook riferito ai fatti di Charlottesville, il quale trasudava un feroce razzismo anti-bianco: «La maggior parte di voi [bianchi, ndr] non si accorge neppure o rifiuta di riconoscere che i vostri privilegi e successi come razza sono costruiti sulle spalle, il sangue e la morte della gente di colore». Anche in quel caso, L’Oréal si affrettò a scaricare Munroe Bergdorf.
Vittoria Fiore





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5 Commenti

  1. L’articolo, concepito per delegittimare il millantato pluralismo occidentale, non pone l’accento su una questione fondamentale: di fronte alla sacralità del popolo eletto e all’ideologia “blut und Boden”sionista (l’unica consentita e propagandata, tacitamente capace di sorvolare con nonchalance perfino l’ossimoro “stato ebraico”) NON C’È VALORE DEMOCRATICO CHE TENGA!
    Nemmeno esprimere un’opinione su internet.

  2. Quanto spreco di energia…… Pseudo modella ignorantella e un pochetto razzista,una industria cosmetica con una linea pubblicitaria suicida, un trans nero razzista conclamato che vuole i bianchi tutti morti….. Mancano la strega e gargamella……possibile che una modella bianca,mora o bionda che sia, faccia così schifo??? Tempi duri per gli eterosessuali……perdonate il sarcasmo.

  3. diatriba pro o contro Israele a parte… esiste qualcosa di più assurdo di una “modella” imbacuccata per fare pubblicità ad uno shampoo ?

  4. La modella con il vello ha perfettamente ragione su Israele, ma bisognerebbe fargli presente che gli stessi che hanno finanziato la creazione di quello stesso stato come noi lo conosciamo hanno introdotto tanti della sua etnia e religione qui in Europa per sostituirci. E anche introdotto tollerato e arricchito gente come il trans colorato.

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