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Roma, 29 nov – Forte del credito ottenuto “salvando” la Francia dal “pericolo xenofobo”, Emmanuel Macron può permettersi anche delle cose che ad altri non sono concesse. Tipo andare in Africa e cantarle agli africani sull’immigrazione. In un video che sta spopolando sui social francesi si vede il presidente francese che, rispondendo a una domanda di uno studente del Burkina Faso, subito dopo il suo discorso all’università di Ouagadougou, la capitale del Paese, risponde in modo molto accalorato.

“Chi sono i trafficanti? Ponetevi almeno questa domanda, in quanto gioventù africana. Siete incredibili. Chi sono i trafficanti? Sono degli africani, amici miei. Sono africani, ponetevi anche questa questione. Non sono i francesi che fanno i passeur in Libia. Sono degli africani. Bisogna che ognuno si prenda le sue responsabilità. Abbiamo cominciato a farlo, per smantellarli, ma smettetela con questo discorso per cui ‘il problema sono gli altri’. Presentatemi uno scafista francese, belga, tedesco o che so io che in questo momento sta operando in Libia. Non esiste! Ci sono oggi, in Africa, degli africani che stanno schiavizzando altri africani. È questa la realtà. E ci sono degli europei che beneficiano di questa rotta della miseria, in Europa. E questo è inaccettabile. In entrambi i casi c’è un crimine, in entrambi noi casi noi lo combattiamo con vigore. Ma non c’è bisogno di fare lezioni di morale”.

Nessun leader occidentale, in tempi recenti, era andato in Africa a parlare in questo modo agli africani. Immaginiamo solo se lo avesse fatto Trump cosa avrebbero scritto i giornali di mezzo mondo…

Al di là della portata simbolica del discorso e di una serie di cose del tutto esatte dette da Macron, tuttavia, c’è un pezzo della storia che il leader transalpino non ci ha raccontato. Non risulta, per esempio, che Macron abbia mai preso le distanze da Bernard-Henry Lévy, intellettuale suo sostenitore e con una grossissima responsabilità circa la destabilizzazione della Libia. Né Macron ha mai sconfessato il suo mentore, Jacques Attali, uno che è stato capace di dichiarare a Repubblica che “la prima libertà è quella di circolazione. Arriverà gente e questo sarà un bene. Bisogna preparare delle politiche di integrazione e quella gente farà dell’Europa la prima potenza mondiale”. Macron è del resto quello che è stato capace di dire che “non esiste una cultura francese. Esiste una cultura in Francia: essa è diversa, multipla”. Ed è la stessa persona che è stata votata dal 92% dei musulmani francesi. Insomma, Macron, nel meccanismo immigratorio, c’è dentro al 100% ed è all’insegna dei valori della “accoglienza” che si è presentato ai francesi in campagna elettorale. È quindi anche lui, fra tanti, ad aver messo sulla porta della Francia la scritta “avanti il prossimo”, anche se adesso se ne sta pentendo.

E se è vero che non esistono scafisti europei, è anche vero che tra ong, gruppi “antirazzisti”, partiti immigrazionisti, grande padronato assetato di manodopera a basso costo, una struttura europea che collabora oggettivamente con gli scafisti esiste, eccome. E, in Francia, è tutta schierata con Macron. Prima di fare sparate a effetto, forse il leader francese dovrebbe guardare intorno a sé e valutare le proprie, di responsabilità.

Giorgio Nigra

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3 Commenti

  1. “Non esiste una cultura francese”? Forse non esiste più grazie a quelli come lui. bello schifo. invece di evolverci torniamo indietro ai tempi di kunta kinte e peggio pure

  2. Da buon doppiogiochista ha detto una bugia evidente: e cioè quando ha sostenuto che non esistono trafficanti europei; e quegli eroici europei delle ong cosa sono? A me pare renzismo allo stato puro, e cioè cercare di distogliere l’attenzione qui propri misfatti cercando di spostarla sugli altri. Attali sarebbe da processare e rinchiudere ad Arcore con l’angelo del focolare della Pascale.

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