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Parigi, 27 set – Il discorso del presidente della Repubblica francese era molto atteso. E finalmente ieri, alla Sorbona, Macron ha preso la parola e ha annunciato urbi et orbi qual è la sua visione dell’Europa futura. Si è trattato di un intervento-fiume durato circa un’ora e mezza (più dibattito). In sostanza, Macron ha rilanciato il vecchio sogno degli Stati Uniti d’Europa e ha spinto per una ricomposizione dell’asse franco-tedesco.

Riassumendo per sommi capi, ecco la sua proposta: bilancio comune per gli Stati membri dell’Eurozona, esercito ed intelligence comuni, procura europea anti-terrorismo, polizia frontaliera unica, riforme strutturali. Tradotto in parole povere: cessione di sovranità da parte degli Stati nazionali a un’Unione Europea da “rendere più forte, efficiente e veloce”, così come maggiore flessibilità nel mondo del lavoro e, sostanzialmente, più austerity.

Che significa tutto ciò? Innanzitutto che il “sogno” di Macron sarà in realtà la continuazione dell’incubo che stiamo oggi vivendo: precarietà, insicurezza e impossibilità di decidere del nostro destino. L’inquilino dell’Eliseo, infatti, ammette candidamente che l’Europa “è già a più velocità: non abbiamo paura di dirlo e di farlo”. Tradotto: chi sta bene continuerà a star bene, e chi sta male continuerà a star male. Vive la sincérité!

Per Macron, inoltre, bisogna ristabilire l’asse franco-tedesco, da lui definito “essenziale per l’Europa”, perché “proprio l’Europa deve segnare la fine di qualsiasi egemonia”. Tradotto: non va bene che la Germania sia egemone in Europa, serve più égalité, cioè – in soldoni – anche la Francia deve comandare. E gli altri, va da sé, tutti a rimorchio. Gli Stati Uniti d’Europa di Macron, quindi, altro non sarebbero che un’Unione Europea 2.0. Si tratta, in definitiva, di un europeismo che non cambia una virgola sull’illusione di uno Stato federale che però, invece di essere guidato dalla sola Germania, vedrà un’egemonia franco-tedesca. Dove più le cose cambieranno e più resteranno uguali.

Elena Sempione

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