Madrid, 14 mar – Il 22 febbraio scorso una donna è uscita tutta trafelata dall’ambasciata della Corea del Nord di Madrid e ha chiesto aiuto ai passanti. La polizia, intervenuta poco dopo, ha ricevuto però una risposta rassicurante da un funzionario della sede diplomatica: nessun problema, non è successo nulla, è tutto a posto. Proprio in quel momento però si sono aperti i cancelli e due macchine, poi abbandonate in un vicino quartiere della capitale spagnola, sono uscite a tutta velocità. Un fatto piuttosto strano rivelato dal giornale spagnolo El Confidencial, secondo il quale l‘ambasciata nord coreana avrebbe ricevuto un’improvvisa “visita” da parte di alcune persone non identificate che avrebbero ferito tre funzionari prima di impadronirsi di alcuni computer.

“Opera della Cia”

Possibile che dei semplici ladri abbiano preso di mira una sede diplomatica come quella della Corea del Nord? Con tutta evidenza è un bersaglio ad alto rischio, vista l’ovvia sorveglianza da parte di personale non propriamente acerbo in materia di controlli e sicurezza. L’episodio, che non è stato commentato dal governo di Pyongyang, non è però passato sottotraccia ed ha inevitabilmente suscitato la reazione di media e autorità madrilene. Ieri, dopo le indagini del caso effettuate, gli inquirenti spagnoli sono arrivati alla conclusione che l’assalto all’ambasciata nord coreana sia stato effettuato dalla Cia. A rivelarlo è stato il quotidiano El Pais, che ha pubblicato una serie di dettagli a conferma di quanto affermato dagli 007.

L’operazione sarebbe stata condotta da circa 10 persone che avrebbero fatto irruzione nella sede diplomatica. Dopo aver immobilizzato i presenti, i presunti agenti della Cia avrebbero coperto con dei sacchetti di stoffe le teste delle vittime, prima di mettere a soqquadro gli uffici e impadronirsi dei pc. Gli agenti americani sarebbero stati poi scoperti da una funzionaria nord coreana giunta sul posto poco dopo l’intrusione, la stessa appunto poi corsa in strada per dare l’allarme. La vicenda ovviamente non è ancora del tutto chiara e probabilmente non lo sarà mai, vista la classica reticenza e l’inevitabile imbarazzo delle parti in causa.

Eugenio Palazzini

 

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