Parigi, 9 apr – I sondaggi non sono una scienza esatta. Anzi, a volte vengono gonfiati ad arte per scopi tutt’altro che nobili. Ad ogni modo, noi non possiamo che attenerci alla notizia. Se le rilevazioni transalpine avevano registrato un forte calo di Macron e una prepotente ascesa del Rassemblement national già nelle scorse settimane, adesso, alla vigilia del primo turno delle Presidenziali, l’incubo di tutti i globalisti sta diventando realtà: «Marine Le Pen potrebbe vincere le elezioni in Francia», è il titolo allarmato del Corriere della Sera.

Testa a testa Macron-Le Pen

Stando al sondaggio Elabe, infatti, il presidente uscente è in testa con il 26% dei voti, accusando però un calo di due punti percentuali. La Le Pen, al contrario, due punti li ha appena guadagnati, attestandosi al 25%. Una sola lunghezza divide quindi i due contendenti, ormai candidati sicuri al ballottaggio, che si terrà il prossimo 24 aprile. Ma la notizia più dirompente è proprio lo scarto residuo tra i due in vista dello «spareggio»: i sondaggi danno Macron al 51% e Marine Le Pen al 49%. In sostanza, la differenza quasi non c’è, perché siamo all’interno del margine di errore statistico, che oscilla tra lo 0 e il 3%. La partita, insomma, è apertissima.

«Sarebbe un terremoto»

A questo punto, diamo la parola ad Aldo Cazzullo, che ha commentato così la notizia: «Sarebbe un terremoto, non solo per la Francia. Sarebbe una grande vittoria di Vladimir Putin. Una sconfitta per Biden, Scholz, Draghi. E sarebbe la fine dell’Unione europea come l’abbiamo conosciuta. Perché da questo punto di vista la figlia di Jean-Marie Le Pen non è cambiata: resta la populista, la sovranista, la nazionalista, l’anti-europeista di sempre». Difetti?

In ogni caso, chi sarebbero i reprobi che votano la candidata sovranista, e quali temi sostiene? Come spiega Cazzullo, «nei sondaggi del primo turno è risalita al 24%, insistendo su salari, potere d’acquisto, prezzo della benzina, bolletta dell’elettricità. A Parigi, sia negli arrondissement dei borghesi bohemien, sia in quelli dei veri ricchi, Marine non tocca palla. Ma i ceti popolari, gli operai, gli agricoltori voteranno per lei. E pure i disoccupati assistiti dallo Stato, che Macron vorrebbe far lavorare». Ah ecco, è il popolaccio a votare Marine, mica i bobo, cioè i radical chic transalpini. Orrore.

Il popolo e l’establishment

Cazzullo, poi, si lancia in una descrizione poetica dei cavalli di battaglia della Le Pen: «I suoi comizi sono sempre gli stessi. Improntati sulla lotta tra “Noi” e “Loro”. Loro sono i mondialisti, i globalisti, gli europeisti, i liberisti, i giornalisti, i banchieri, i consulenti di McKinsey che hanno scritto a pagamento l’impopolare riforma delle pensioni senza neppure pagare le tasse in Francia (e questo è stato un grave errore di Macron). Noi, dice Marine, siamo i patrioti, i localisti, i nazionalisti, i protezionisti, coloro che si occupano degli ultimi, delle “famiglie fragili”, delle “persone ferite dalla vita”, dei “relegati nell’angolo morto della società”, dei “piccoli francesi su cui non si china nessuno”. Coloro che si battono contro “lo scioglimento della Francia nel grande magma mondialista, di cui l’Unione europea è il preludio”. Coloro che difendono “la grandeur de la Nation”, la grandezza della Nazione. Segue canto della Marsigliese». Orrore due volte.

Ma Cazzullo raggiunge le più alte vette di lirismo nel finale: «Intendiamoci: la Le Pen resta un outsider. L’establishment francese non la vuole. Valérie Pécresse, la candidata neogollista, al secondo turno voterà Macron (anche se, a differenza di Fillon nel 2017, non darà consegne di voto). Il Figaro, il quotidiano più antico di Francia, proprietà di Dassault quello delle armi, appoggia il presidente. Il punto è capire quanto conta ancora l’establishment». Eh già: i «sinceri democratici» non riescono proprio a capacitarsi del fatto che, a volte, le elezioni può deciderle addirittura il popolo.

Valerio Benedetti

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5 Commenti

  1. Anche gli immigrati del est votano Le Pen… Ma Macron è troppo forte nel poter chiamarsi i voti.

  2. Ma chi se ne frega della sinistra; cinque anni fa potevano eleggere un presidente che ne valesse la pena; mal voluto non è mai troppo. Che vinca Le Pen, meglio se al primo turno così ci risparmiamo due settimane di sofferenza: Macron, en retro-marche.

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