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Roma, 13 feb – C’è qualcosa di più sublime dell’assistere alla lotta nel fango virtuale tra femministe (o presunte tali), mentre si azzannano per stabilire chi è la più femminista e chi invece non può fregiarsi di tale titolo? La nuova puntata della saga Il progressismo che digerisce sé stesso è così andata in onda questi giorni a Hollywood: oggetto della discordia, la mise ostentata da Natalie Portman alla notte degli Oscar.

Natalie, di che ti lamenti?

L’attrice famosa per Leon, Il Cigno Nero e Guerre Stellari si è infatti presentata in un abito di Dior (concepito ad hoc per lei per un totale di circa 600 ore di lavoro) avvolta in una mantella sulla quale erano ricamati i nomi delle registe snobbate dalla giuria della kermesse. Una “denuncia” che molti hanno stigmatizzato bollandola come strumentale al pubblicizzare solo la propria persona, una cosiddetta segnalazione di virtù, utile solo per puntare i riflettori su chi “denuncia” e poco o nulla sul problema. La Portman, infatti, ha poco da indignarsi, dal momento che lavora principalmente con uomini, anche quando alla guida della produzione, e quindi al tavolo decisionale, c’è proprio lei.

Finto attivismo

Tra questi detrattori c’è Rose McGowan, uno dei volti del #metoo e paladina dei diritti delle donne, che in un lungo post sui social ha espresso il proprio disgusto per la “messa in scena” della Portman. “Trovo il suo tipo di attivismo veramente offensivo per chi si è messa in gioco davvero”. Troppo facile, secondo la McGowan, arrivare una serata di gala con qualche scritta su un mantello (confezionato dalle mani di sarte che hanno lavorato per centinaia di ore), per poi risultare parte del sistema che esclude queste registe dimenticate. “Quello che scrivo non è figlio dell’amarezza, ma del disgusto – ha attaccato nel post su Facebook –. Natalie, nella tua lunga carriera hai lavorato con due registe donne e una di loro eri tu. Tu hai una casa di produzione che ha ingaggiato solo una regista: tu!”, è la durissima accusa.

Appendete il mantello al chiodo

“Voi che fate parte delle prime della lista potreste cambiare il mondo se prendeste posizione invece di essere il problema. Si – ha spiegato – tu Natalie. Tu, sei il problema. Il falso supporto alle altre donne è il problema“. Ma il problema non si limita alla Portman: la lista delle attrici che si lustrano con lo pseudo-attivismo per la causa femminile è lunga: “Mi rivolgo a te perché sei l’ultima di una lunga fila di attrici che recitano la parte delle donne che si preoccupano delle altre donne. Attrici che in teoria si battono per le donne, ma che nella realtà non fanno nulla”. E infine l’ultimo attacco: “Fino a quando tu e le tue colleghe attrici non diventerete reali, fateci tutte un favore e appendete il vostro mantello da attivista ricamato”. Di tutto questo resta l’ironia di un movimento, nato proprio dalla mobilitazione di attrici che denunciavano abusi, che ora punta il dito contro le stesse attrici e le accusa di “fare parte del problema”, qualsiasi esso sia.

Cristina Gauri

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