Roma, 9 nov — Miss Usa, per ora, non è un concorso per trans. La partecipazione di un uomo affetto da disforia di genere e che si identifica come donna interferisce con «la visione ideale della femminilità americana».

Con queste motivazioni la direzione della kermesse ha chiuso la porta in faccia, impedendole di gareggiare nel 2019, ad Anita Green, ragazzona trans dell’Oregon, che ha fatto in seguito causa al concorso per aver violato la legge contro la discriminazione di genere vigente nello Stato. Ma nemmeno i giudici le hanno dato ragione: una Corte d’appello federale ha dato ragione a Miss Usa sulla base della libertà di espressione (Primo emendamento della Costituzione Usa).

Miss Usa vince contro i trans: non potranno partecipare

Nel 2022, dunque, è necessario scomodare corti e giudici per stabilire l’ovvio: cioè che un uomo rimane un uomo anche se indossa una parrucca, se si sottopone a mastoplastica additiva e assume giornalmente fiumi di ormoni femminili. Si è reso necessario che la Corte d’Appello del 9° Circuito degli Stati Uniti emettesse una sentenza di 106 pagine in cui si stabiliva che obbligare Miss Usa ad accettare concorrenti trans «violerebbe il diritto alla libertà di parola dell’organizzazione di esprimere la propria visione ideale della donna». Del resto, il regolamento parla chiaro: per partecipare alla kermesse bisogna essere «natural born females», femmine dalla nascita, biologicamente tali.

Il parere del giudice

Due giudici su tre hanno votato per dare ragione a Miss Usa. «Come il teatro, il cinema o l’halftime show del Super Bowl, i concorsi di bellezza combinano il discorso con performance dal vivo come musica e danza per esprimere un messaggio — ha scritto il giudice Lawrence VanDyke — E sebbene il contenuto di questo messaggio vari da concorso a concorso, è comunemente inteso che le gare di bellezza sono generalmente concepite per esprimere la ‘visione ideale della femminilità americana’».

«Credo che Miss Stati Uniti d’America sia dalla parte sbagliata della storia per aver scelto di discriminare attivamente le persone transgender, ma la strada per creare un cambiamento significativo è sempre stata lunga e accidentata», aveva detto Green l’anno scorso. «Le donne transgender sono donne», e su questo avremmo molto da obiettare. Il mio messaggio è sempre stato coerente ed è questo: ogni persona è bella». Può darsi. Ma non tutte le persone sono adatte a partecipare a un concorso di bellezza. Green, ad esempio, non lo è.

Cristina Gauri

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