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Roma, 1 lug – Per comprendere dove può arrivare l’ondata dell’antirazzismo iconoclasta è sufficiente menzionare l’abbattimento delle statue? Non proprio, perché negli Stati Uniti ad essere colpiti senza pietà sono in generale i simboli storici che dovrebbero rappresentare la storia americana. Dovrebbero, perché qualcuno ha deciso di cancellarla di punto in bianco, cambiando anche le bandiere. Così in Mississippi il governatore repubblicano Tate Reeves ha firmato una legge che toglie i simboli confederati dalla bandiera dello Stato. “Questo è un nuovo giorno per il Mississippi”, hanno dichiarato entusiasti i promotori dell’iniziativa che considerano il vessillo emblema di un passato razzista perché legato alla schiavizzazione dei neri. “Questo – ha detto il governatore Reeves –  non è un momento politico per me, ma un’occasione solenne per condurre la nostra famiglia del Mississippi a riunirsi per riconciliarsi e andare avanti”. Da notare che Reeves è repubblicano, dunque nella fattispecie c’è stata una sorta di unità di intenti politica che ha portato all’approvazione della legge.

La nuova bandiera? Ancora non c’è

Si rimuove così un pezzo di storia americana, la bandiera con la croce di Sant’Andrea blu con le stelle bianche e in campo rettangolare rosso, nota come Stainless banner (“bandiera senza macchia”) non rappresenterà più il Mississippi. Ma non c’è ancora un nuovo vessillo statale. A quello penserà un’apposita commissione di nove membri costituita per realizzare un nuovo disegno con la frase “In God We Trust”, in cui ovviamente non ci sarà il simbolo di quel “maledetto” Sud da qualcuno considerato sic et simpliciter schiavista. Una volta ideato il disegno, i cittadini del Mississippi voteranno a novembre per approvarlo. E come voteranno? Sarà data loro la possibilità di votare per la conservazione della vecchia bandiera? Pare di no, anche perché in quel caso potrebbero verificarsi brutte sorprese per i promotori della legge.

Quando i cittadini risposero picche

Nel 2001, infatti, il 65% della popolazione dello Stato americano votò per mantenere la bandiera “sudista”. Allora molti imprenditori e leader politici, per lo più afroamericani, tentarono di farla rimuovere adducendo sempre le solite motivazioni: bandiera razzista. La grande maggioranza dei cittadini, con un apposito referendum, rispose che non era affatto così e che vedevano nella croce di Sant’Andrea un modo per mantenere l’eredità culturale del sud e per non dimenticare i sudisti caduti in battaglia durante la guerra di secessione vinta dagli Stati del Nord. ”Forse siamo stati finalmente capaci di voltare pagina sulla pulizia culturale nel nostro Paese – dichiarò orgoglioso Earl Faggert, un ex comandante dei figli dei veterani confederati – Forse manderemo un messaggio agli altri Stati”. Venti anni dopo quel messaggio è stato ribaltato, per ora.

Eugenio Palazzini

2 Commenti

  1. La bandiera sudista è considerata vox populi una delle più belle bandiere!! L’ esteriore riflette l’ interiore!! Se poi la finissero di confondere i servi con gli schiavi…

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