Mosul, 29 giu – Dopo oltre otto mesi di battaglia, Mosul è stata liberata e l’Isis è stato definitivamente sconfitto in quella che era la sua capitale irachena, laddove esattamente il 29 giugno 2014, venne ufficializzata la nascita dello Stato Islamico, e dove il 4 luglio seguente Abu Bakr al Baghdadi si autoproclamò Califfo. I jihadisti a Mosul hanno subito issato la loro roccaforte e a ottobre 2017 le truppe irachene, supportate dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti, hanno lanciato un’offensiva per riconquistare la città.

Di al Baghdadi non si sa nulla, la notizia della morte non è ancora stata confermata. Ma dell’Isis, o meglio del suo sogno, si sa che ormai è sconfitto. E la moschea di al Nouri, da culla dello Stato Islamico è diventata la sua tomba.

Il messaggio della liberazione di Mosul, proclamato dal ministero della Difesa di Baghdad, è stato trasmesso dalla tv di Stato irachena: “Il mito del califfato dello Stato islamico è caduto. Non vi è altra scelta per i terroristi che arrendersi. La presenza dell’Isis in Iraq si è conclusa per sempre”. Le forze irachene, infatti, hanno preso il controllo della Grande Moschea di al Nouri, che la scorsa settimana era stata distrutta dai jihadisti, del minareto di Hadba e dell’area commerciale di Serchkhana nella Città vecchia di Mosul. Un’operazione a cui hanno partecipato le unità anti-terrorismo, la polizia federale e i militari. A nulla sono valsi i tentativi dei jihadisti di opporre resistenza e di lanciare controffensive con kamikaze e cecchini. In queste ore le forse irachene stanno avanzando casa per casa per stanare gli ultimi jihadisti. Alcuni di loro cercano di confondersi tra i civili, si sono tagliati la barba, altri tentano la fuga a nuoto nel Tigri. Parallelamente vengono fatti evacuare anche gli ultimi civili rimasti ostaggio dei miliziani.

Anche se tecnicamente la liberazione della città non è avvenuta completamente, la presa della Grande Moschea, uno dei luoghi simbolici dell’Islam dopo la Mecca, Medina, Gerusalemme e Damasco, è il colpo più significativo all’Isis e alle sue pretese di onnipotenza. Anche perché Mosul è la più grande città irachena sotto il controllo dello Stato Islamico e ridurre la presenza jihadista in pochi vicoli della città Vecchia significa aver perso in maniera schiacciante. A questo punto il premier iracheno Haider al Abadi ha chiesto che i vertici militari liberino al più presto la città dalle sacche di jihadisti rimasti: un’operazione che dovrebbe richiedere al massimo un paio di giorni.

Anna Pedri

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