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Roma, 22 mag – Dopo lunghe tensioni internazionali e forti contrasti geopolitici, soprattutto negli ultimi mesi, sembra essere arrivata la parola fine sulla vicenda del Nord Stream 2: il gasdotto russo si farà. Il progetto risulta già ultimato al 95%. A metterne in dubbio il completamento era la pressione politica, attuata sotto forma di sanzioni alle società coinvolte, esercitata dagli Stati Uniti. Gli Usa come noto non gradiscono che l’Europa intrattenga relazioni profittevoli con il vicino russo. Alla fine il Dipartimento di Stato americano ha deciso formalmente di rinunciare alle sanzioni contro Nord Stream 2 AG, la società responsabile del progetto controllata dalla Gazprom, ed il suo Ad Matthias Warnig. Limitandosi a mettere in ‘black list’ le tredici navi incaricate dei lavori.

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In un rapporto inviato al Congresso il segretario di Stato Anthony Blinken scrive che tale decisione è “nell’interesse nazionale degli Stati Uniti”. Le sanzioni infatti avrebbero avuto “un impatto negativo sulle relazioni degli Stati Uniti con la Germania, l’UE e altri alleati e partner europei”. Soddisfatto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas. Secondo quest’ultimo si tratta di “un passo verso di noi che dimostra le relazioni davvero eccellenti costruite con l’amministrazione Biden. La Germania è un partner importante su cui gli Usa possono contare”.

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Con Nord Stream 2 la Russia cambia le rotte di transito del gas

Nord Stream 2 è il terzo grande gasdotto, dopo Nord Stream e TurkStream, nato per trasportare il gas russo in Europa. Avrà una capacità di 55 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, rafforzando ulteriormente la collaborazione tra Russia ed Europa in campo energetico. Il progetto ha una doppia importanza per Mosca. Passando attraverso il Mar Baltico, ridurrà infatti il volume di transito attraverso Ucraina e Polonia, paesi notoriamente anti-russi. Diminuendone non solamente gli introiti ma anche la capacità di ricatto verso Mosca.

La vicenda può rappresentare un precedente importante nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa. La Germania non si è piegata alle pressioni americane, attuate prima dall’amministrazione Trump e poi da quella Biden. Riuscendo infine a spuntarla. Il progetto riveste una forte importanza nei piani strategici di Berlino. Annullarlo avrebbe voluto dire non soltanto una grave perdita in termini economici ma anche di credibilità internazionale.

La stessa Angela Merkel si è spesa personalmente più volte in difesa del Nord Stream 2 e della cooperazione energetica con la Russia. D’altronde Mosca copre oltre il 50% del fabbisogno di gas della Germania ed i legami politico-economici tra i due paesi sono molto forti. Basti pensare che come presidente del consorzio ‘Nord Stream’ Gazprom ha nominato l’ex-cancelliere tedesco Gerard Schroeder.

L’asse Mosca-Berlino che spaventa Washington

L’asse Mosca-Berlino spaventa molto gli Stati Uniti che vedono come fumo negli occhi qualsiasi tentativo europeo di portare avanti politiche orientate verso i propri interessi e non quelli di Washington. Non potendo forzare la mano con una nazione dell’importanza della Germania, gli Stati Uniti sono ricorsi a varie azioni di disturbo. Prima il trasferimento in Germania del discusso blogger anti-Putin Alexei Navalny, avvenuto per volontà di una Ong dopo il suo presunto avvelenamento. Poi il sostegno alla candidata anti-Cdu dei Verdi, il partito più russofobo di tutto l’arco parlamentare tedesco.

Niente ha smosso Berlino dalle sue posizioni. Una battaglia che non riguarda solamente la Germania ma tutta l’Europa, perché parte del gas russo che arriverà nella Pomerania Anteriore è destinato ad altri paesi del Vecchio Continente. Italia inclusa. Se si tratta solo di un fuoco di paglia, favorito dalla caparbietà tedesca, o di un primo passo verso un Europa più ‘sovrana’ sarà solo il futuro a dircelo. Gli Stati Uniti sono impegnati nel disperato tentativo di mantenere una leadership mondiale mai così traballante e non possono quindi permettersi di incrinare il rapporto con l’Europa che, se avesse la volontà politica, potrebbe tornare a stringere accordi vantaggiosi anche con nazioni non gradite a Washington (Russia, Cina, Iran etc).

Lorenzo Berti

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1 commento

  1. […] Tale prospettiva di sudditanza, oltre ad essere piuttosto imbarazzante per una nazione che nonostante tutto è ancora l’ottava potenza economica mondiale, difficilmente riuscirà a produrre qualche beneficio concreto per l’Italia e rappresenta una linea in controtendenza anche rispetto ad altri Paesi europei. Come testimonia il braccio di ferro vinto dalla Germania nella contesa sul gasdotto russo North Stream 2. […]

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