Parigi, 14 giu – La cattedrale di Notre Dame è stata distrutta da un incendio solo due mesi fa. Immediatamente dopo l’accaduto, scattò la corsa alla solidarietà: Arnault, imprenditore francese, offrì 200 milioni di euro per la ricostruzione, mentre Pinault ne offrì 100. Ma, a quanto pare, intendevano a rate.

Questione di “tasse”

Sin’ora, infatti risulta versato soltanto il 9% dei fondi promessi per la ricostruzione. France Info, sito di informazione francese, riporta che sugli 850 milioni preventivati, ad oggi ne sono giunti solo 80. A quanto pare la famiglia Arnault (proprietaria della multinazionale delle moda di lusso LMVH) e  quella Pinault preferiscono versare i soldi mano a mano che si renderanno necessari, secondo i costi di ricostruzione preventivati. Questo gli permetterebbe di non rendere tassabili, tutti insieme, i soldi donati. Amministrazioni comunali, oppure privati  francesi hanno invece ritrattato le loro offerte alla luce del successo della campagna per la ricostruzione di Notre Dame.

Altre offerte

La Fondation de France ha ricevuto 29 milioni in preventivo e 9 milioni sono invece stati confermati: 7 milioni di euro provengono da aziende e due da privati. La Heritage Foundation ha ricevuto 221 milioni di donazioni, 54,5 milioni accertati. La Fondazione Notre-Dame si è vista offrire 395 milioni in donazioni, 15 milioni già arrivati. Altri 300 milioni di euro provengono dalla famiglia Pinault e dalla famiglia Arnault, più altre 41.000 donazioni da privati. Il National Monuments Center ha ricevuto 4,5 milioni in offerte, di cui 3,5 milioni sono giunte a buon fine.

Ilaria Paoletti

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