Roma, 27 ago – Un conflitto alle porte di casa, su quella che un tempo chiamavamo “quarta sponda”. Là dove i venti di guerra non si placano dalla caduta di Gheddafi e non mancano i giochi di potere che vedono protagonisti in particolare russi e turchi. Quanto sta accadendo nelle ultime ore in Libia è emblematico di una situazione quanto mai rovente, pericolosa non soltanto per la martoriata (e ancora frastagliata) nazione nordafricana, ma anche per l’Italia che potrebbe subire pesanti contraccolpi.

Scontri armati e morti a Tripoli

La stampa locale riferisce che sono in corso scontri violentissimi, scoppiati la scorsa notte a Tripoli tra gruppi armati. Il parziale bilancio è di almeno due morti civili, tra i quali l’attore comico Mustafa Baraka, e un numero imprecisato di feriti. In diverse zone della capitale libica sono stati segnalati combattimenti con armi sia pesanti che leggeri, tra più fazioni che supportano i due governi rivali. Gli scontri armati hanno causato ingenti danni a Tripoli, stando alle diverse foto diffuse in rete che mostrano auto carbonizzate ed edifici in fiamme o crivellati di proiettili.

Perché in Libia si rischia un’altra guerra

Secondo Fathi Bashagha, primo ministro sostenuto dall’uomo forte della Cirenaica Khalifa Haftar, gli scontri a Tripoli sono un tentativo delle sue forze armate di eliminare le milizie che appoggiano l’altro premier, riconosciuto dall’Onu, Abdel Hamid Dbeibah, in quella che a suo avviso è una “professionale operazione militare”, denominata “la Grande Pesca”.

L’operazione è “iniziata nelle prime ore di oggi nella città di Tripoli, limitata per porre fine al gruppo” che “sostiene il governo uscente, strenuamente attaccato al potere”, ha detto Bashagha citato da Libya Observer. “Questa operazione che abbiamo denominato ‘La Grande Pesca’ sarà limitata, minuziosa e completata in breve tempo secondo regole militari professionali“, ha assicurato il primo ministro parallelo, che guida un esecutivo con sede a Sirte. “Il governo libico, annunciando a tutti i figli del suo popolo la buona notizia della fine dell’era del gruppo della corruzione, valorizza gli sforzi dei figli dell’esercito nazionale e dei capi militari che conducono lotte cariche d’onore”.

Ginepraio libico

Sta di fatto che nel Paese nordafricano la situazione è sempre più caotica e non è facile neppure per i cittadini libici capire se davvero c’è una fazione minimamente affidabile. Ricordiamo che da quando Bashagha è stato nominato primo ministro dal Parlamento con sede nell’Est della Libia, ha cercato più volte – sempre senza successo – di prendere il controllo di Tripoli, minacciando anche di usare la forza per raggiungere il suo obiettivo. Mentre Dbeibah, che guida nella capitale un governo di transizione, intende cedere il potere soltanto a un governo eletto. L‘esecutivo di Dbeibah è in carica a Tripoli dall’inizio del 2020, grazie a un processo guidato dall’Onu con il precipuo scopo di organizzare elezioni regolari. Queste ultime sono però state rinviate nel dicembre 2021 a tempo indeterminato, proprio per le divisioni tra fazioni e le divergenze sulla base giuridica in base alla quale si sarebbero dovute tenere.

Eugenio Palazzini

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