Roma, 12 ago – Tre operazioni di recupero immigrati in tre giorni. La Ocean Viking, nave delle Ong Msf e Sos Mediterranée battente bandiera norvegese, ha caricato a bordo ieri l’ultimo carico di 81 immigrati “ripescati” da un gommone in mare, ma ora è allarme sovraffollamento: la barca, che ha una capienza di 200 persone, trasporta ora 251 immigrati, alcuni dei quali in condizioni critiche, e l’intero equipaggio.

Situazione esplosiva

“Molti di loro – afferma Raquel Gonzalez, responsabile relazioni esterne di Msf – hanno ferite e lividi per le botte ricevute. Sono stati torturati e abusati. Quel che è certo è che noi non li riporteremo in Libia”. Le scorte di cibo e carburante si esauriranno entro 4 o 5 giorni ma l’equipaggio non esclude altri salvataggi durante la navigazione, mettendo quindi in grave rischio l’incolumità dei passeggeri già presenti sulla Ocean Viking e creando, di fatto, una situazione esplosiva a bordo. Situazione che le Ong potrebbero usare a proprio vantaggio per accelerare le operazioni di sbarco – o come pretesto per forzare, eventualmente, un blocco. Nel frattempo le autorità europee sono state contattate per richiedere un porto sicuro. “Sì – spiega Gonzalez – abbiamo stabilito contatti con le autorità marittime dei paesi a noi più vicini. Logicamente, abbiamo informato Italia, Malta e Libia dei diversi salvataggi. Non chiediamo porti specifici in nessun paese, sia che si tratti di Spagna, Francia o Italia. Quello che chiediamo è che l’Ue accetti di stabilire quale sia il porto più sicuro”.

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

5 Commenti

  1. Gentile Jos,
    premetto che non ho approfondito a sufficienza la questione e quindi che potrei anche sbagliarmi. Tuttavia, per quanto mi consta:
    a. non trattasi di ‘salvataggi’, ma piuttosto – come evidenziato nell’articolo – di ‘ripescaggi’, il che confonde le cose;
    b. e’ vero che il natante e’ territorio della bandiera che batte (diciamo ‘di immatricolazione’), ma – nella fattispecie – l’equipaggio e la ONG di riferimento sono spagnoli, il che complica le cose;
    c. le ONG (or NGO, in English) – per loro natura giuridica – sono NON GOVERNATIVE, ovvero PRIVATE e – per loro abitudine inveterata – si sentono ‘unte dal Signore’, ovvero libere di fare i loro comodi (soprattutto in riferimento ad organizzazioni GOVERNATIVE, quali Forze Armate, etc. ovvero alla scelta del c.d. ‘porto sicuro’ che loro leggono come ‘porto Italiano’), il che complica le cose;
    d. il Trattato di Dublino non prende in considerazione la bandiera battuta dalla nave, il che complica le cose;
    e. l’On. Matteo Renzi – come riferito a suo tempo anche dall’On. Bonino – a Bruxelles ha rimescolato nel torbido, il che manda le cose a senso unico ‘contro’ la nostra Patria.
    Morale della favola? Non vorrei trovarmi nei panni del Sindaco di Lampedusa nei prossimi giorni…
    La ringrazio per l’attenzione e Le auguro un buon pomeriggio

  2. Aprite i porti
    Fateli scendere ed accompagnare direttamente
    dalla Bellanova.
    Lei sa a quali imprenditori consegnarli per farli lavorare nei campi al posto degli italiani scansafatiche.

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