Roma, 6 ott – Prima notizia: i servizi segreti Usa (edulcorato: le agenzie di intelligence Usa), sono persuasi che l’attentato a Daria Dugina, figlia di Alexander Dugin, sia stato ordinato da alcuni settori del governo ucraino. Seconda notizia: la soffiata è stata riportata dal New York Times. Quest’ultima potrebbe sembrare una “non notizia”, perché parliamo di uno dei più prestigiosi quotidiani statunitensi, dunque sulla carta può apparire del tutto normale che gli 007 americani passino dal Nyt per mandare messaggi. Forse è esattamente così, o forse c’è di più. Antonilli docet: andiamo con ordine.

Attentato Dugina, cosa hanno rivelato i servizi Usa al Nyt

I servizi Usa accusano senza mezzi termini alcuni ambienti del governo di Kiev e tengono a rimarcare: gli Stati Uniti non hanno fornito alcun supporto, di intelligence o meramente logistico, nell’attentato a Darya Dugina. Gli stessi agenti americani riferiscono al Nyt di non essere stati messi a conoscenza dell’operazione compiuta dagli ucraini e che in caso contrario, ovvero se fossero stati consultati, si sarebbero opposti. Questo perché, nonostante a Washington sia ritenuto un attacco su suolo russo (nei pressi di Mosca) dall’alto valore simbolico, di fatto ha una scarsa valenza rispetto al quadro generale del conflitto e, anzi, potrebbe spingere il Cremlino ad alzare il tiro, tentando attacchi mirati contro alcuni leader politici ucraini. Messaggio in codice, questo, in apparenza abbastanza chiaro. Della serie: amici ucraini, avete ucciso la persona sbagliata, nel luogo sbagliato, al momento sbagliato. E posto che anche per i servizi Usa l’obiettivo dell’attentato era in realtà il padre della Dugina, se anche fosse stato ucciso Alexander Dugin, il ragionamento non sarebbe cambiato: errore ucraino, grave errore.

Il democratico New York Times però non è la voce di Washington e le fonti su cui si è basato potrebbero non essere così concordi con le attuali mosse della Casa Bianca in politica estera, in particolare relativamente alla guerra in Ucraina. Manca poco più di un mese alle cruciali elezioni di Midterm negli Stati Uniti e il voto – per quanto non così determinante per le sorti di Joe Biden – potrebbe generare un mini terremoto politico. I repubblicani sono tendenzialmente contrari al prolungamento del conflitto tra Mosca e Kiev, in particolare i “disimpegnati” trumpiani. Di qui la prima ipotesi sul pizzino dei servizi Usa a Kiev, smistato dal Nyt.

Le ipotesi sul messaggio Usa 

Prima ipotesi: i democratici americani iniziano a prendere le distanze da certe intemperanze ucraine, perché temono una batosta alle elezioni di Midterm. Ricalibrare il tiro dunque, scaricando la colpa di azioni “esagerate” unicamente su Kiev.

Seconda ipotesi: la Casa Bianca non vuole una “riconquista” totale ucraina, ma una sorta di vittoria parziale da parte di Kiev, perché l’obiettivo Usa è soprattutto fiaccare la Russia, mettere all’angolo l’Europa e dunque continuare a supervisionare le mosse dell’Ucraina.

Terza ipotesi: gli Stati Uniti non si fidano di alcuni apparati ucraini, temono un legame troppo stretto con il Regno Unito. Quindi avvertono Kiev: ricordatevi chi è il primo attore globale.

Quarta ipotesi: a Washington iniziano a temere davvero una reazione inconsulta di Mosca, ovvero che si vada oltre il conflitto convenzionale. Aleggia più che mai lo spauracchio atomico e a quel punto gli Stati Uniti, finora in modalità “telecomando a distanza”, dovrebbero scendere in campo sul serio. Boots on the ground o premendo il pulsante della reazione nucleare.

Quinta ipotesi: gli Stati Uniti vedono la Russia come un pugile stretto all’angolo. Le truppe di Mosca arretrano, perdono terreno, sono impantanate in territorio ucraino dopo quasi 8 mesi. I russi scricchiolano sul fronte interno, sono isolati dall’Occidente. Quindi potrebbero “incattivarsi”. Ora basta, la partita può considerarsi chiusa, a Kiev nessuno si metta in testa che davvero sia possibile riprendersi tutti i territori perduti, Crimea compresa.

Sesta ipotesi: altro avvertimento di Washington, ma a Mosca più che a Kiev. Vi diciamo che gli ucraini sono in grado di colpire in Russia da soli, senza la nostra longa manus. Ergo avete un grosso problema e neppure noi siamo in grado di “teleguidare” fino in fondo.

Tutte le ipotesi suddette, restano tali. Ma hanno un comune denominatore, traducibile così: gli Stati Uniti sono pronti a far riaprire i negoziati. Cosa ne pensano russi e ucraini?

Eugenio Palazzini

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