Roma, 28 lug — Si allunga la lista dei «regalini» per i più giovani portati da lockdown e restrizioni anti-Covid: gli esperti britannici ritengono di aver identificato la causa della recente ondata di misteriose epatiti che hanno inspiegabilmente colpito più di mille bambini in 35 Paesi di tutto il mondo.

Secondo quanto riportato da Bbc le indagini, condotte da due squadre di ricercatori di Londra e di Glasgow, suggeriscono che due virus comuni sarebbero tornati a colpire subito dopo la fine delle restrizioni pandemiche, innescando casi di epatite rari, ma molto gravi. I bambini colpiti avrebbero quasi tutti un’età inferiore ai 5 anni e per alcuni di loro — 12 nel Regno Unito — si è reso necessario un trapianto di fegato salvavita.

Le epatiti infantili causate dai lockdown: lo studio inglese

Ebbene, dalle ricerche effettuate è emerso che i bambini meno esposti ad agenti patogeni e a causa delle restrizioni anti-Covid quali lockdown e un uso eccessivo delle mascherine, avrebbero perso la cosiddetta immunità precoce all’adenovirus, che normalmente provoca raffreddori e disturbi di stomaco, e al virus adeno-associato due, che non provoca malattie e richiede un virus helper, cioè coinfettante — come l’adenovirus di cui sopra — per replicarsi. Ciò spiegherebbe per quale motivo molti bambini hanno sviluppato insolite e preoccupanti complicazioni al fegato, tra i quali numerosi epatiti, a tal punto da dover subire trapianti di fegato. Molti dei piccoli riceventi dovranno assumere farmaci immunosoppressori per tutta la vita. 

Un altro regalino delle restrizioni

Intervistata da Bbc, la prof.ssa Judith Breuer, esperta di virologia dell’University College London e del Great Ormond Street Hospital, ha ribadito la teoria che lega i lockdown alle cause delle epatiti infantili: «Durante il periodo delle restrizioni, quando i bambini non si incontravano e non vivevano situazioni di promiscuità, non si trasmettevano virus l’un l’altro». I lockdown hanno quindi impedito ai più piccoli di costruirsi la propria «immunità alle infezioni comuni che normalmente si incontrano sul proprio cammino. Quando le restrizioni sono cadute, i bambini hanno iniziato a interagire fisicamente, i virus hanno iniziato a circolare liberamente e all’improvviso i piccoli si sono ritrovati esposti a un’intera batteria di nuove infezioni senza disporre di immunità preventiva».

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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