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Roma, 27 set – Dalla riunione settimanale del Coreper – il comitato dei rappresentanti permanenti dei governi degli Stati membri dell’Unione europea – è arrivata una sostanziale bocciatura al pacchetto approvato appena una settimana fa dal Parlamento europeo sulle “risorse proprie” dell’Ue, ossia un insieme di nuove imposte – dalla Plastic Tax alla Digital Tax, oltre ad una nuova tassa sulle transizioni finanziarie – il cui fine è il finanziamento dei fondi emessi per il Recovery Fund.

I “frugali” pensano esclusivamente agli sconti

Guidati da differenti motivazioni, Ungheria e Polonia insieme ai cosiddetti “frugali” – Olanda, Austria, Danimarca e Svezia, con l’aggiunta della Finlandia – hanno negato la luce verde al pacchetto sulle imposte ideato dall’europarlamento. Se da un lato Ungheria e Polonia temono che il Recovery Fund possa rappresentare un’ulteriore cessione di sovranità a vantaggio dell’Unione Europea, dall’altro i “frugali” vogliono vederci chiaro sull’attuazione dei nuovi “rebates”, ossia gli sconti ai contributi del bilancio Ue che i sopramenzionati Paesi, insieme alla Germania, verseranno nel quadro finanziario 2021-2027.

Olanda, Austria, Svezia e Danimarca risparmieranno più di 26 miliardi di euro nei prossimi anni, ed è questa la chiave di volta che ha sbloccato le trattative sul fondo di ricostruzione delineato negli scorsi mesi: l’allargamento dei “rebates” – già esistenti per diversi Stati, ma non per l’Italia – è stato uno dei punti fermi che ha mantenuto in stallo i premier degli Stati membri per circa quattro giorno nel corso delle trattative sul Recovery Fund.

Recovery Fund significa cessione di sovranità

Dal lato ungherese vi è una motivazione decisamente più nobile per bloccare – almeno temporaneamente – il pacchetto sulle nuove “risorse proprie” dell’Ue, ed è legata alla cessione di sovranità a cui bisogna sottostare in caso di utilizzo dei fondi. Orban, infatti, accusa l’europarlamento di rafforzare le condizionalità che legano le emissioni previste dal Recovery Fund allo stato di diritto, in totale disaccordo con la versione concordata a luglio, con condizionalità più blande. Così facendo l’Ungheria minaccia di non approvare in Parlamento il capitolo sulle nuove imposte a carico dei cittadini, bloccando consequenzialmente la partenza dei finanziamenti legati al fondo di ricostruzione.

In realtà le condizionalità sono sempre esistite ed esplicitate dai premier dei “frugali”, con Mark Rutte in testa, il quale ha più volte affermato che non avrebbe mai sottoscritto il Recovery Fund a meno di un attestato diritto di veto della Commissione sulle riforme delle singole Nazioni. questo concetto è tanto semplice quanto tremendo, e sottintende il potere dell’Unione Europea di non permettere ad uno Stato sovrano – o, perlomeno, che dovrebbe essere tale – di spendere i suoi soldi come meglio crede, ma di dover sottostare al volere di una ristretta cerchia di burocrati sovranazionali.

Giacomo Garuti

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