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Herat, 10 nov – “La Nato rimarrà in Afghanistan”. Non ha dubbi Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato, che abbiamo incontrato ad Herat per un’intervista esclusiva del Primato Nazionale.
Segretario, che cosa si aspetta dall’impegno italiano in Afghanistan considerando che il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha previsto una riduzione del contingente, nella missione Resolute support, da 900 a 800 militari? 
“Vorrei ringraziare perché l’Italia è una pietra miliare e un esempio da seguire, un punto fermo per questi territori. È stata leader tra le nazioni presenti in Afghanistan per molti, molti anni. Ciò che il vostro Paese ha fatto a Herat è di grande importanza per tutta la missione e non possiamo consentire che l’Afghanistan torni a essere una nazione in balia dei terroristi. Nella regione ovest questo impegno è fondamentale, soprattutto per il training fatto agli afghani. Speriamo che l’Italia continui con più forze. Noi siamo in dialogo costante con l’Italia per discutere sul numero delle unità di  truppa, ma siamo estremamente grati del forte contributo, alto e professionale e senso di responsabilità e ho incontrato in precedenza le truppe italiane impegnate in Afghanistan per spiegare il loro importantissimo ruolo ad aiutare gli afghani a proteggere loro stessi e a combattere il terrorismo”.

I talebani hanno annunciato la loro presenza, venerdì prossimo, alla conferenza di Mosca. Hanno chiesto agli Usa di lasciare l’Afghanistan. Quale sarà la vostra risposta? 
“Nato e Usa rimarranno qui tutto il tempo che ci sarà bisogno rimangano. Non vogliamo che ai talebani sia consentito di nuovo di controllare questa nazione. Qui sono stati organizzati attacchi non solo contro le persone di questa regione, ma contro Europa e Usa. Non ci dimentichiamo che l’11 settembre fu organizzato in Afghanistan e poi che ci sono cellule dell’Isis che si stanno insediando in questo Paese. Vorremmo rimanere il più possibile per prevenire questo terrorismo nazionale. Allo stesso tempo la presenza della Nato manda un messaggio chiaro ai talebani, che non vinceranno sul campo di battaglia. Il punto è continuare la battaglia. Potranno ottenere di più sedendosi al tavolo dei negoziati e sono i benvenuti nella partecipazione delle iniziative del governo afghane per offrire un incondizionato pit stop, ma la presenza della Nato è per creare le condizioni per negoziare la pace”.

Turchia e Usa non hanno un rapporto molto amichevole, al contrario di Turchia e Iran. Qual è la posizione della Nato sulla Turchia? 
“La Turchia è protagonista in molti modi, anche per la posizione geografica di confine  tra Iraq e Siria e per i progressi ottenuti nel combattere il Daesh. La base infrastrutturale fornita dalla Turchia è molto importante per la lotta al Daesh. La Nato è presente con commerci nella Joint military commission per incrementare il consenso nei confronti di Turchia ed Ue per ridurre il numero di immigrati illegali”.
a cura di Gemma Banti
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