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Teheran, 4 gen – La sedizione è stata sconfitta. Così il comandante dei pasdaran, i guardiani della rivoluzione iraniani, generale Mohammad Ali Jafari, che precisano di essere intervenuti solo nelle tre province di Isfahan, Lorestan e Hamadan per reprimere la rivolta dei mostazafin, i senza scarpe, i diseredati, i giovani delle periferie così lontani dai coetanei di Teheran, eruditi e borghesi.
L’onda delle proteste è cominciata il 28 dicembre, è costata la vita ad almeno 20 persone e l’arresto a un numero imprecisato di manifestanti, si pensa tra i 450 e i 600. Ancora non è chiaro quali siano le vere ragioni che hanno spinto molti iraniani a scendere in piazza e quali siano le vere istanze portate avanti dai manifestanti. Si è detto il carovita, il desiderio di maggiore libertà, la corruzione dilagante. Da parte della Guida Suprema iraniana a essere accusati sono i nemici di Teheran, che secondo l’ayatollah Khamenei avrebbero “utilizzato diversi strumenti, denaro, armi, politica e intelligence, per creare problemi alla Repubblica Islamica”. Niente nomi, ma è facile intuire che Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita sono in cima alla lista dei nemici dell’Iran.
Jafari, nell’annunciare la fine delle sommosse, ha riferito all’agenzia di stampa ufficiale Isna che “i nemici devono sapere che le minacce contro la difesa e la sicurezza dell’Iran non funzionano più”, e ha sostenuto che molti dei rivoltosi arrestati durante i disordini scoppiati in alcune città del Paese hanno ricevuto addestramento da “forze anti-rivoluzionarie e dai terroristi dell’Mko”, ovvero dai Mojahedin del Popolo Iraniano, organizzazione al bando in Iran per terrorismo. Ma Jafari punta il dito anche contro un “sito legato a un individuo che in questi giorni parla contro i principi e i valori del sistema”. Anche in questo caso niente nomi, ma secondo alcuni osservatori l’individuo in questione sarebbe l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad.
Dopo giorni di proteste, che hanno visto scendere in piazza non più di 10/15mila iraniani, ieri sono scesi in piazza i sostenitori del governo, dal Qom a Ahvaz, passando per Arak, Gorgan, Ilam e Kermanshan. I media locali hanno trasmesso le immagini di cortei con i partecipanti che innalzano cartelli con la fotografia di Khamenei, sventolano bandiere iraniane e scandiscono slogan contro i nemici dell’Iran, come “Morte all’America” e “Morte a Israele”.
Anna Pedri
 
 
 
 

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4 Commenti

  1. Ne sarà felice obama ,l’amico filo islamico del regime iraniano , ne saranno felici gli intelligentoni che sostengono il programma atomico iraniano che anche il più sfigato dei chimici-fisici-biologi di casa nostra sa benissimo che porterà alla bomba,saranno gioiosi i pasdaran ovvero la polizia politica della dittatura islamista……. Come detto e letto il petrolio iraniano sembra senza fine,con esso il regime alimenta il programma nucleare,con esso multinazionale varie ottengono guadagni non indifferenti,embargo di facciata a parte….poi ,inutile negarlo, intere zone del paese sono ancora in preda al medioevo più tribale per cui è comprensibile che tanti giovani iraniani siano desiderosi di scuole ed università serie, poiché imparando il corano a memoria non ti aiuta a diventare medico o ingegnere…… Ovviamente come prime esigenze restano cibo e lavoro……..articolo interessante e di prospettiva.

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