Il Primato Nazionale mensile in edicola

Dallas, 12 lug – La strage di Dallas non poteva fare eccezione, Davide Martello aveva il dovere morale di fracassarci i cosiddetti con la solita retorica pacifista da due spicci, eseguendo ancora una volta “Imagine” di John Lennon al pianoforte. Per chi si domanda come sia possibile che dopo ogni strage, più o meno terroristica, ci sia un mitomane che fingendo di “evitare i giornalisti” punti solo in realtà ad attirare il più alto numero di telecamere, eseguendo al piano l’inno pacifista per eccellenza, ecco la risposta: è sempre la stessa persona.



Si tratta appunto del 32enne italo-tedesco (non siamo scevri da responsabilità dunque) Davide Martello, che ha già suonato nel 2013 in piazza Taksim durante le proteste di Istanbul, nel 2014 in piazza Maidan a Kiev, fuori dal teatro Bataclan dopo gli attentati di Parigi nel 2015, davanti al memoriale di Jo Cox a Londra nel giugno scorso e adesso pure al memoriale allestito all’esterno del Dipartimento di Polizia di Dallas in ricordo dei 5 agenti uccisi.

Black Brain

Che si tratti solo di un cretino convinto di cambiare il mondo grazie ad un pianoforte portato in giro con la bicicletta e l’esecuzione di un brano vecchio e stereotipato, o di un mitomane pazzo malato di protagonismo, non possiamo saperlo. Di sicuro c’è solo che sul prossimo palcoscenico del dolore troveremo ancora l’ineffabile Davide Martello e il suo pianoforte della pace.

Davide Di Stefano

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

5 Commenti

    • Domanda interessante, sicuramente la “open society foundations” o qualche ong affiliata, comunque un nome su tutti george soros. Anche la canzone non è scielta a caso.
      Che organizzazione, nulla è lasciato al caso.
      Luca

  1. Immaginatelo capitare (per sbaglio) in un qualche tumulto-attentato non ancora sedati, costretto quindi a fare “la gimcana” con il suo pianoforte a pedali cercando di schivare raffiche di mitra, e proiettili traccianti.

    Io lo vedo così. Talmente ridicolo da fare ridere, piuttosto che indignare.

Commenta