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Roma, 10 giu – La Cina non è vicina, è già qui. A volte si aggira nei piani alti di casa nostra, li rovista e scova preziose mappe del tesoro necessarie ad accrescere la propria influenza internazionale. E soprattutto la propria tecnologia. Uno degli strumenti adottati per compiere questo salto è il Piano dei Mille Talenti. Un programma che punta a reclutare all’estero persone di etnia cinese (e non solo, come vedremo) altamente qualificate. Obiettivo? Far sì che tornino in patria con importanti conoscenze acquisite in Occidente. Viceversa, gli stessi reclutati possono rimanere sul posto ad agire per conto del governo di Pechino.



Il Piano dei Mille Talenti, ovvero il club di Los Alamos

Negli ultimi anni nei laboratori del Dipartimento statunitense dell’energia sono stati impiegati circa 35mila ricercatori stranieri: di questi 10mila provenienti dalla Cina.
Come detto, la gran parte dei reclutati nel Piano dei Mille Talenti una volta acquisite le necessarie conoscenze, torna in patria. Ma non tutti, e non tutti sono cinesi. In un rapporto menzionato da Stephen Chen sul South China Mornng Post, si legge: “Da Los Angeles, (vale a dire dai laboratori scientifici e tecnologici) sono rientrati così tanti scienziati in università e istituti di ricerca cinesi che la gente li ha soprannominati ‘il club di Los Alamos’”.

La mano invisibile della Cina

Anche se il Piano dei Mille Talenti venne ufficialmente messo a punto nel 2008, la Cina iniziò molto prima a studiare le tecnologie occidentali e a trasferirle meticolosamente. Già all’inizio degli anni Ottanta, subito dopo l’apertura “al mondo” di Deng Xiaoping, il governo di Pechino cominciò a inviare giovani particolarmente dotati in Europa e negli Stati Uniti. Alcuni di questi, in particolare in Germania e Usa, una volta raggiunte posizioni apicali, avevano il compito di trasmettere informazioni (anche riservate) alla Cina. Ne La mano invisibile, gli autori Clive Hamilton e Mareike Ohlberg, riportano che gli studenti cinesi laureati in prestigiose università occidentali, possono essere utilizzati come “agenti in letargo”. Ovvero vengono attivati allorquando ottengono “posti di lavoro in cui possono accedere a informazioni di qualche interesse”.

Il caso Charles Lieber

Nel gennaio 2020 il chimico americano Charles Lieber, pioniere della nanotecnologia e uno dei membri più noti dell’Università di Harvard, fu arrestato perché sospettato dall’Fbi di essere stato ingaggiato nel Piano dei Mille Talenti. Sospetti, non prove. La vicenda però fece aprire gli occhi sulle operazioni della Cina. Si iniziò a sospettare difatti che non fossero soltanto scienziati cinesi a passare le informazioni a Pechino, ma che dal governo cinese venissero reclutati anche scienziati occidentali.

Cosa c’entra il Piano dei Mille Talenti con Wuhan

E qua arriviamo a Wuhan. Dopo che Lieber finì in manette, il Dipartimento di Giustizia americano scrisse una nota sulla vicenda. “Si presume che, all’insaputa dell’Università di Harvard, a partire dal 2011, Lieber sia diventato uno ‘scienziato strategico’ presso la Wuhan University of Technology (WUT) in Cina. In seguito – si legge nella nota – è diventato partecipante sotto contratto al piano cinese dei Mille Talenti almeno dal 2012 al 2015. Il piano cinese dei Mille Talenti è uno dei più importanti piani di reclutamento di talenti cinesi progettato per attrarre, reclutare e coltivare talenti scientifici di alto livello a sostegno dello sviluppo scientifico della Cina”. Sempre secondo il Dipartimento di giustizia americano, Lieber sarebbe stato incaricato di allestire “un laboratorio alla Wuhan University of Technology e trasferirvi le sue conoscenze”. E il centro di Wuhan fu denominato “WUT-Harvard Joint Nano Key Laboratory”. La mano invisibile della Cina spunta sempre a Wuhan.

Eugenio Palazzini

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