Roma, 24 apr – Il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon dichiara: “Agli scozzesi dovrebbe essere data l’opportunità di votare di nuovo sull’indipendenza prima delle prossime elezioni di  del 2021 per evitare la Brexit”.

Cinque anni dopo il primo referendum

Il capo dello Scottish National Party ha detto che nei suoi piani vi è un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia entro la fine dell’anno – e ha sfidato Theresa May a fermarlo di nuovo. In un discorso tenutosi oggi  a Edimburgo, la onorevole Sturgeon ha sostenuto che l’attuale blocco della Brexit a Westminster rende necessario indire un nuovo referendum sull’indipendenza, cinque anni dopo aver perso l’ultimo.


Ha dichiarato la Sturgeon: “Una scelta tra Brexit e un futuro per la Scozia come nazione europea indipendente dovrebbe essere offerta nel corso di questa legislazione. Posso confermare che il governo scozzese agirà per garantire che l’opzione di dare alle persone una scelta sull’indipendenza durante l’azione di questo Parlamento sarà garantita”. Gli scozzesi hanno votato contro l’indipendenza nel referendum del 2014, ma l’Snp afferma che la Brexit li ha costretti a strappare il loro accordo e riprovare.

May: “Non è il momento”

Theresa May ha invece detto che “ora non è il momento” per un nuovo voto sull’indipendenza scozzese, mentre il mese scorso Jeremy Hunt, Segretario di Stato per gli affari esteri, ha dichiarato che avrebbe “ovviamente” bloccato un nuovo voto. Nell’ottobre 2018, i sondaggi hanno accertato che gli scozzesi voterebbero per l’indipendenza se il Regno Unito uscisse dall’Unione Europea senza un accordo: voterebbero contro la secessione se vi fossero altre circostanze.

Ilaria Paoletti

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1 commento

  1. […] Nicola Sturgeon già ad aprile aveva ventilato l’ipotesi di un secondo referendum per l’indipend…. Le votazioni si dovrebbero svolgere entro maggio 2021, in concomitanza con le nuove elezioni per la Camera di Holyrood, ovvero per il Parlamento di Scozia. Il primo referendum si tenne nel 2014, ma fallì. I “no” al divorzio con la Gran Bretagna raggiunsero la quota del 55,3%. Ora, però, le carte in tavola sono radicalmente cambiate. […]

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