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Parigi, 15 giu – Non sono passati neanche tre anni da quel 13 novembre 2015 quando, nel teatro parigino del Bataclan, 90 persone persero la vita in un attentato terroristico rivendicato dall’Isis, durante un concerto degli Eagles of Death Metal. Eppure la memoria sembra essere molto corta in Francia.
Nel medesimo locale, infatti, si preannuncia un altro concerto, che sconvolge la Francia proprio per l’insensibilità verso le vittime della strage. In programma per il 20 ottobre c’è l’esibizione del rapper Medine, 37enne franco-algerino che dichiara “un ultrà dell’Islam”: nel caso che le scelte di intitolare un album “Jihad” e cantare testi come “siano crocifissi i laici sul Golgota” lasciassero qualche dubbio interpretativo.
Medine sembra avere una particolare inclinazione per la provocazione, avendo fra l’altro girato un videoclip musicale dal titolo “Bataclan” dove pronuncia frasi di dubbia interpretazione come “tutto ciò che volevo era il Bataclan”. Quel che è certo è che appare al momento come l’ambasciatore definitivo dell’islamizzazione di un certo rap in Francia, divenendo ciò che il giornalista ed editorialista Ivan Rioufol su Le Figaro ha definito “il braccio musicale della Jihad”.
Le reazioni non si sono fatte attendere, in particolare dal fronte politico. Marine Le Pen ha lanciato su Twitter l’hashtag #PasDeMédineAuBataclan, sottolineando come nessun francese dovrebbe accettare che «questo tizio vada a vomitare le sue porcherie nello stesso luogo del massacro del Bataclan» e chiedendo di porre fine alla compiacenza e all’incitazione al fondamentalismo islamico.
D’altro canto, un politico di estrema sinistra come Daniel Obono, deputato del partito “La France Insoumise”, appoggia pienamente la presenza di Medine affermando: «Non mi turba, è soltanto un artista che suona al Bataclan». Eppure ascoltare “un altro artista che suona al Bataclan” non è stato possibile nel caso degli americani Eagles of Death Metal. Si tratta proprio del gruppo che era sul palco la notte della carneficina, cui la direzione del locale ha impedito di ritornare a esibirsi: una scelta motivata dalle dichiarazioni con cui il leader del gruppo, Jesse Hugues, espose i propri dubbi riguardo a una possibile collusione tra i buttafuori del locale e gli attentatori. E forse anche dalle sue posizioni pro-armi.
Giusto un anno dopo l’attentato, invece, Sting si presentò sul palco del Bataclan cantando “Inshallah”, letteralmente “Se Dio vuole”. Una canzone che narra la toccante storia di un rifugiato siriano in fuga dalla guerra attraverso il Mediterraneo, alla volta dell’Europa. Le vite di coloro che sono morti negli attentati, evidentemente, non trovano spazio tra le strofe delle canzoni suonate nel nuovo Bataclan. E nemmeno rispetto.
Alice Battaglia

3 Commenti

  1. sembra il fratello di tal Roberto Saviano…
    in effetti anche questa testa non sembra essere proprio da premio Nobel.

  2. Le deiezioni sinistre sono le prime a volere la fine della società e della famiglia tradizionale occidentale , per quanto mi riguarda saranno i primi a morire sotto le lame dei tagliagole islamici…….io probabilmente subito dopo ma con il coltello in mano e la spranga di nero adornata…….W la X.

  3. Inshallah che venga a cantare per me, questo muso di maiale.
    Gli spiego io come dovrebbe funzionare il mondo. A lui ed a tutti quelli che plaudono.

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