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Russiagate: il nuovo maccartismo in salsa liberal che tenta di incastrare Trump

by La Redazione
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Washington, 19 giu – Abbiamo già mostrato in passato le pressanti analogie intercorrenti fra Donald Trump e Richard Nixon, o per meglio dire fra il colpo di stato mediatico-giudiziario che ha spodestato il secondo e quello che tenta di disarcionare il primo. Il 7 giugno l’ex direttore della National Intelligence Clapper ha rivelato i veri motivi del tentato golpe contro Trump, durante un discorso in Australia. In pratica, l’apertura di Trump alla pace con la Russia va di per sé contro gli interessi della sicurezza nazionale americana, ed equivale ad un tradimento. Alto tradimento per la precisione, il crimine più grave di tutti.

È risaputo che la signora Clinton, se fosse stata eletta, avrebbe portato alle estreme conseguenze la dottrina neocon del “first strike”, ovvero dell’attacco termonucleare preventivo contro Russia e Cina, nella presunzione suicida di riuscire ad evitare una rappresaglia grazie alla devastazione così ottenuta. Non staremo qui a sindacare sullo stato mentale in cui si deve trovare una persona per anche sol teorizzare una bestialità del genere, ci limitiamo ad osservare che alla fin fine ha vinto Trump.

Durante la sua audizione davanti alla commissione di intelligence del Senato Usa, l’ex direttore dell’Fbi James Comey ha placidamente ammesso di aver tentato di ricattare Trump e poi aver lasciato “trapelare” ai media il dossier stilato da Christopher Steele (responsabile della campagna elettorale di Hilary Clinton) sul suo presunto legame con gli altrettanto presunto haker russi. Intendiamoci: fra Trump e Nixon c’è un abisso umano e politico, ma la deriva che sta prendendo questa grottesca inchiesta rischia di sfociare in un disastro di proporzioni epocali, e si sta provvedendo adeguatamente a creare il clima giusto. Nelle ultime settimane è comparsa una testa di Trump mozzata e imbrattata di sangue: l’occasione è stata offerta dalla messa in scena del Giulio Cesare da parte della compagnia teatrale “Shakespeare in the Park” al Central Park di New York. Non è nemmeno mancata un’eco nella realtà: la sparatoria ad Alexandria (in Virginia) contro deputati e senatori del Partito Repubblicano che si allenavano per una partita di baseball, tra cui l’on. Scalise, amico di Trump, gravemente ferito. Sulla pagina Facebook dell’assassino freddato dalla polizia si legge: “Trump è un traditore. Trump ha distrutto la nostra democrazia. È ora di distruggere Trump & Co”.

Non c’è bisogno di ricordare quanto la storia moderna sia costellata di “pazzi isolati” che compiono atti terroristici ed omicidi politici senza che sia possibile ovviamente ricostruirne la trama. Solo per restare negli Usa: Abramo Lincoln, James Garfield, William McKinley e John F. Kennedy sono stati tutti ammazzati da un “pazzo isolato”. È ormai chiaro che la campagna per l’impeachment viene condotta da funzionari legati alla passata gestione di Obama alla Casa Bianca ovvero afferenti a quel deep state monopolio da anni della setta neocon.

Una sorta di nuovo maccartismo si sta diffondendo per l’America: ieri era conservatore ed ossessionato dai comunisti, oggi è liberal ed è ossessionato dai populisti. Ieri ed oggi, comunisti e populisti sono accusati di essere spie di Mosca che tramano contro l’ordine liberalcapitalista occidentale. Inattuale, considerando che nel mondo sta emergendo un nuovo ordine economico basato sullo sviluppo infrastrutturale, sul credito produttivo destinato allo sviluppo industriale ad alta tecnologia, sulla scienza e sull’esplorazione spaziale. Questo grazie all’espansione resa possibile dall’iniziativa Belt and Road alla quale la Russia si sta decisamente associando. Un nuovo paradigma tanto economico quanto geopolitico che minaccia le potenze marittime e potenzialmente ridurrà gli Usa ad una media potenza. Ecco la vera posta in gioco.

Matteo Rovatti

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