Roma, 16 gen – La Cina, uno dei maggiori importatori mondiali di petrolio iracheno, è stata molto aperta sulle sue ambizioni energetiche in Iraq, in particolare da quando la nazione mediorientale ha aderito alla Belt and Road Initiative (BRI) nel 2019. Tuttavia, avendo perso i contratti a causa della pressione sul governo di Baghdad da parte degli Stati Uniti, la Cina ha spostato la sua attenzione sulle infrastrutture educative.

Così la Cina “si prende” l’Iraq

Alla fine dello scorso anno, Sinotec e PowerChina hanno stipulato contratti per costruire mille scuole in Iraq nell’ambito di un accordo che rientra in un patto istituito nel 2019. Altri 7.000 edifici scolastici potrebbero essere affidati alla Cina nell’ambito dello stesso patto. PowerChina, una società di infrastrutture petrolifere ed elettriche che sta attualmente costruendo una centrale elettrica a Rumaila, nel sud dell’Iraq, è stata incaricata di costruire anche 679 scuole in tutto il Paese. La società conosce molto bene la regione e ha pure un ufficio a Dubai, dove l’esecutivo degli Emirati Tariq Al Behandy supervisiona i suoi contratti iracheni.

Sinotec è stata rappresentata in Iraq a dicembre dal suo direttore regionale Koo Jun. Molto impegnata in Africa, ha due dipartimenti che si occupano della sua attività nel continente. L’azienda, guidata da Guangming Jin, utilizzerà l’opportunità del suo contratto scolastico come un modo per entrare in Iraq, dove vorrebbe sviluppare la sua attività principale, ovvero la costruzione di infrastrutture energetiche e idrauliche.

Un’operazione costante e certosina

I negoziati in Iraq sono stati facilitati dall’uomo d’affari cinese Chen Xianzhong, che è entrato nel settore tessile in Iraq prima dell’intervento degli Stati Uniti nel 2003. Xianzhong ha resistito alle gravissime crisi che hanno attraversato l’Iraq negli anni post Saddam Hussein. È stato strettamente coinvolto nei negoziati contrattuali scolastici e sta anche consigliando le aziende irachene interessate, ad assumere parte del lavoro come subappaltatori.

C’è poi China National Chemical Engineering (Cnce), che ha firmato un contratto con il ministro del Petrolio iracheno Ihsan Abdul Jabbar Ismail, il 30 dicembre scorso, per costruire una raffineria ad Al Faw, vicino a Bassora. Il contratto, che doveva andare a un consorzio di PowerChina e Norinco nel 2018, è quasi scivolato tra le dita della Cina. I funzionari stanno “curando” con particolare attenzione Ali Al Shatari, vicedirettore generale della State Oil Marketing Organization.

Roberto Favazzo

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. A casa mia, pur misera che sia… questa è una significativa sinergia capitalistica. Per non implodere?

Commenta