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l43-mortaio-121112174329_mediumDamasco, 21 mag – Nella giornata di ieri due colpi di mortaio sono caduti nei pressi dell’ambasciata russa a Damasco, capitale della Siria, senza causare vittime né feriti.

La portavoce dell’ambasciata, Asiya Turuchiyeva, riferisce che “uno di essi è caduto nei pressi dell’ingresso principale e l’altro ha colpito un edificio amministrativo” e che Mosca considera questo attacco un “atto di terrorismo”.
Secondo il  portavoce del ministero degli esteri russo i proiettili di mortaio sono stati sparati dal distretto Jobar di Damasco che è sotto il controllo di “gruppi armati illegali”.
In particolare  Lukashevic ha detto che “Consideriamo l’attacco un atto terroristico condotto contro l’ambasciata russa. Condanniamo fermamente chi lo ha perpetrato, organizzato e istigato. Riaffermiamo la nostra solidarietà alle autorità siriane nel loro sforzo di combattere la minaccia terroristica nel territorio della Siria”.
Mosca sollecita, sempre tramite le parole del ministro degli esteri, la comunità internazionale a “dare la giusta valutazione all’attacco terroristico contro la missione diplomatica russa” e richiede “una immediata cessazione di questo tipo di azioni da parte di tutte le forze politiche che hanno influenza sugli estremisti in Siria”.

Le Nazioni Unite, tramite l’ambasciatrice e rappresentante permanete della Lituania Raimonda Murmokaite, prontamente hanno condannato l’attacco di ieri chiedendo che i responsabili siano tradotti davanti alla giustizia: “I membri del Consiglio di Sicurezza ricordano il principio fondamentale dell’inviolabilità delle sedi consolari e diplomatiche e gli obblighi dei governi ospitanti di prendere tutte le dovute precauzioni per proteggere le sedi consolari e diplomatiche contro ogni tipo di intrusione o danneggiamento”.
Anche gli Stati Uniti si accodano al coro delle voci di condanna per l’attentato tramite Jeff Rathke, portavoce del Dipartimento di Stato americano che in una dichiarazione sottolinea “la necessità di una soluzione politica alle turbolenze in Siria”.

Non è la prima volta che l’ambasciata russa a Damasco è oggetto di attacchi di questo tipo. Precedentemente si ricordano almeno tre casi simili, dove ancora una volta l’attacco è stato perpetrato con l’utilizzo di colpi di mortaio: il 22 settembre 2013 tre dipendenti della legazione sono rimasti feriti, il 28 novembre dello stesso anno ci fu un morto e 9 feriti tra il personale siriano che lavora per conto dell’ambasciata e l’ultimo, per fortuna senza vittime, occorso il 28 gennaio di quest’anno.

Paolo Mauri

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