Roma, 17 mag – Il Consiglio dell’Unione Europea ha prorogato le sanzioni alla Siria di un altro anno, esattamente fino al primo giugno 2020. Più o meno tutti si sono accorti, in molti casi dopo una propaganda condita da fake news per mostrare al mondo il volto cattivo del “dittatore siriano”, che l‘esercito di Assad ha sconfitto il terrorismo dell’Isis, riconquistato le principali città della Siria e iniziato a ricostruire una nazione devastata dalla guerra.

Certo, la Repubblica araba è ancora profondamente divisa, con la sacca di Idlib infestata da gruppi jihadisti legati ad Al Qaeda e i curdi assestati nel nord-est. Ci sono ancora soldati americani e turchi in varie zone della Siria, resta alta la tensione e spesso si verificano attentati. Eppure se la nazione araba non ha capitolato è grazie proprio al suo esercito e all’intervento, senza alcun dubbio decisivo, della Russia. Le condizioni economiche sono però tuttora preoccupanti e sono dovute anche all’isolamento imposto alla Siria a livello internazionale, basti solo pensare ai circuiti finanziari e agli scambi commerciali in larga parte bloccati. Il Consiglio Ue però pensa bene di intervenire con misure che ama definire “restrittive in risposta alla crisi”. Un’antinomia talmente lampante che si commenta da sola.

Un embargo devastante

“In linea con la strategia dell’UE relativa alla Siria – si legge nella nota odierna del Consiglio – l’UE ha deciso di mantenere le misure restrittive nei confronti del regime siriano e dei suoi sostenitori poiché continua la repressione della popolazione civile”. Scopriamo che l’Unione Europea ha pure una strategia relativa alla Siria, almeno così viene chiamata. E dire che a noi sembrava e continua a sembrare soltanto un supino appiattimento sulle posizioni trumpiane.

“Le sanzioni attualmente in vigore nei confronti della Siria includono un embargo sul petrolio, restrizioni su alcuni investimenti, il congelamento dei beni della banca centrale siriana detenuti nell’UE e restrizioni all’esportazione di attrezzature e tecnologie che potrebbero essere usate a fini di repressione interna nonché di attrezzature e tecnologie per il monitoraggio o l’intercettazione delle comunicazioni telefoniche o online”, così il Consiglio Ue specifica in cosa consistono queste sanzioni.

Da queste ultime vengono colpite anche “270 persone e 70 entità”, non meglio specificate, “oggetto di divieto di viaggio e congelamento dei beni”. Insomma, in barba al diritto internazionale e ai diritti umani spesso evocati e invocati, l’Ue prolunga un embargo che dura dal 9 maggio 2011 con la Decisione 2011/273/PESC. Le conseguenze di questa imposizione sono state devastanti per la popolazione, impoverita e umiliata. Eppure questa è l’Europa che ci ritroviamo oggi, senza che ovviamente il governo italiano la mandi gentilmente a quel paese.

Eugenio Palazzini

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