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siria attentatiDamasco, 24 mag – Nella giornata di ieri la zona costiera della Siria, controllata dal governo, è stata colpita da uno dei più sanguinosi attentati terroristici dall’inizio della guerra. Quattro autobombe e tre attentatori suicidi hanno colpito contemporaneamente le città di Tartus e Jableh, situata nella provincia di Lattakia, le zone colpite dalle esplosioni sono state due stazioni degli autobus, il pronto soccorso del Jableh National Hospital e il quartiere residenziale di al-Amara. Sempre nella mattinata di ieri sono state raggiunte con colpi di mortaio anche le zone di Aleppo, Nubbul, al-Zahraa e Daraa.

Secondo l’agenzia stampa siriana, Sana, le vittime sarebbero almeno 80 e decine i feriti, si contano anche ingenti danni materiali causati dalle esplosioni, mentre secondo l’Osservatorio dei diritti umani le vittime sarebbero oltre le 120. Gli attentati sono stati rivendicati dallo Stato Islamico attraverso l’agenzia Amaq, la notizia poi è stata rilanciata da tutti i media internazionali. Il Ministero degli esteri siriano, però, nella mattinata di ieri ha inviato due lettere al segretario delle Nazioni Unite e al capo del Consiglio di Sicurezza in cui ha denunciato il coinvolgimento del gruppo fondamentalista islamico, Ahrar al-Sham, creato da alcuni capi di al-Qaeda nel 2011 e sostenuto economicamente dal Qatar. Il Ministero degli esteri siriano ha poi aggiunto nella lettera che “questi attentati terroristici costituiscono una grave escalation dai pericolosi regimi di Riyadh, Ankara e Doha, che cercano di minare gli sforzi che mirano a fermare lo spargimento di sangue in Siria, cercando anche di far deragliare il colloqui di Ginevra e la cessazione delle ostilità”.

In merito al tragico attentato è intervenuto il presidente russo, Vladimir Putin, che ha inviato le condoglianze al presidente siriano Assad ed espresso parole di solidarietà nei confronti delle famiglie delle vittime. Putin si è detto poi disponibile a continuare la cooperazione contro il terrorismo al fianco della Siria.

Guido Bruno

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