siria zahran alloushDamasco 26 Dic – In un massiccio raid aereo che ha investito la zona rurale di Ghouta, appena fuori Damasco, è stato eliminato uno dei più pericolosi e attivi capi ribelli del fronte terrorista in Siria: Zahran Alloush. La notizia è stata confermata poche ore fa dai portavoce della Saaf, l’areonautica militare siriana, che ha messo a segno un colpo mortale nei confronti della formazione jiadista autodefinita “Jaysh Al-Islam”, esercito dell’Islam.

L’operazione è stata condotta attraverso una stretta cooperazione organizzativa e operativa tra informazioni dell’intelligence siriana e piloti russi in attività di antiterrorismo che materialmente avrebbero messo a segno il colpo. Da tempo infatti l’aviazione siriana,ma anche i servizi segreti e gli 007 dell’esercito, si sono infiltrati nelle file delle organizzazioni terroristiche e che proprio grazie alla coraggiosa segnalazione di uno di questi investigatori si è riusciti ad ottenere l’esatta posizione di Alloush, considerato uno dei maggiori leader in attività.

Secondo autorevoli fonti Zahran Alloush avrebbe creato il primo nucleo delle Brigate dell’Islam già nella primavera-estate del 2011, poco dopo essere uscito di galera. E’ figlio di un religioso residente in Arabia Saudita dove anche lui ha studiato e dove pare abbia incontrato Osama Bin Laden, di cui è sempre rimasto un ammiratore. Le formazioni terroristiche che ha comandato sono infatti state create ricalcando la forma mentis e l‘ideologia di Al Qaeda, anche se sembra che da Ryad siano arrivati ingenti aiuti proprio per far diventare l’esercito dell’Islam alternativo al fronte Al Nusra, diretta espressione di Al Quaeda, e per contendere al “Fronte” la gestione della “rivoluzione” in Siria.syria_dams

Tuttavia sembra che Alloush abbia voluto imprimere una sua particolare visione sulle milizie sotto il suo comando dirigendo il movimento integralista verso “l’epurazione dei miscredenti dalla Siria” come lui stesso affermava, quindi una lotta diretta contro sciiti e alawiti che se presi prigionieri venivano massacrati sul posto ma in tensione costante anche con il Califfato di cui spesso ha processato e ucciso i militanti catturati nella lotta interna per il controllo del fronte islamista siriano. Sembra che sia stato l’autore del massacro di civili alawiti nella città di Adra nel 2013 e pare sia coinvolto direttamente o indirettamente anche nell’utilizzo dei gas sulla popolazione civile della zona alla periferia di Damasco, nel 2013 saldamente nelle sue mani.

14065694671961_700Cade quindi un pezzo grosso del fronte islamico, legato ad Al Qaeda, alla Arabia Saudita e iper-connesso col Fronte Al Nusra, a capo di migliaia di miliziani che ora subiscono l’attacco di terra delle forze di sicurezza nazionale lanciato strategicamente dopo il raid russo. Ad oggi la guerra in Siria si gioca su uno scacchiere a “macchie di leopardo” dove sembra che sarà il tempo a dirimere la questione e a prevalere sulle vicende belliche che per il momento vedono i siriani e l’alleato russo in forte ascesa difronte ad un Califfato arroccato su se stesso e ad un fronte “moderato” che mentre siede al tavolo con gli americani stringe alleanze strategiche con gli eredi di Bin Laden, ben più affidabili e “vicini” del buon Obama che invece li vorrebbe tutti in fila ai seggi a fare le primarie per il presidente della nuova Siria.

Una testa un voto” si diceva ai tempi della rivoluzione americana, purtroppo oggi in Siria la frase ha assunto un tono molto più macabro.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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