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svezia immigrazioneStoccolma, 28 gen – Dall’accoglienza a tutti i costi al panico delle frontiere, la chiusura di Schengen e l’espulsione dei profughi. E’ un’Europa in crisi isterica quella che, da una parte, bacchetta Italia e Grecia per le difficoltà nella gestione di chi spinge ai confini, dall’altra però non sa come gestire la massa di sedicenti rifugiati che prima ha lasciato entrare indiscriminatamente. Succede ad esempio in Svezia, patria dell’accoglienza senza remore ed indicata come una sorta di paradiso in terra per chi scappa – o afferma di farlo – da guerre, carestie e altro. Poco importa se si tratta, nella maggior parte dei casi, di maschi adulti in buonissima salute: domande scomode non sono da porsi, la Svezia è una Boldrini che ce l’ha fatta, la Svezia è una Boldrini diventata Stato.

O meglio: era. Nascondere lo sporco sotto il tappeto – basti pensare che la polizia di Stoccolma, per paura di accuse di razzismo, è sempre restia a rivelare i dettagli dei crimini commessi da immigrati e profughi – si può forse per qualche tempo. Ma le contraddizioni prima o dopo emergono prepotenti. E si risolvono, dopo l’esodo, in controesodi. Sarà per il clamore suscitato dall’assassinio, da parte di un 15enne non accompagnato, di un’operatrice in un centro d’accoglienza, oppure, subito dopo, della notizia di molestie sessuali a danno di una bambina, fatto sta che la Svezia è ad un passo dal cedere. E così, piuttosto tardivamente, il governo si appresta a rimpatriare 80mila richiedenti asilo la cui domanda è stata rigettata. Si tratta di quasi la metà degli oltre 163mila che l’anno scorso hanno varcato i confini del regno. Almeno uno su due non possiederebbe quindi i requisiti per poter essere ospitato come profugo, ma la cifra potrebbe notevolmente lievitare dato che non tutte le pratiche sono ancora concluse.

Il governo ha affidato i respingimenti a polizia e ufficio migrazioni. “Dovremo usare più aerei charter appositamente noleggiati”, ha spiegato il ministro delle Finanze Anders Ygeman, illustrando i tecnicismi dell’operazione, che visti i numeri in gioco potrebbe durare per tre anni o anche oltre.

Giuliano Lebelli

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5 Commenti

  1. Ma qualcuno in Italia stà pensando di penderli al loro posto , magari come prossimi voti elettorali come federo a fine ottocento dando subito la cittadinanza per battere i repubblicani adottando il federal reserve

  2. Ci siamo: secondo voi questi immigrati vorranno placidamente andarsene? Ecco in arrivo una guerra razziale tra autoctoni e alloctoni… 80.000 mila persone contro…

  3. E’ questa me la chiamate saggezza? prima si fanno invadere e poi pagano un debito pubblico per rimpatriarli? Quanti saranno gli svedesi? il 30% della popolazione? ormai hanno vinto gli invasori in scandinavia, sono già stati sostituiti!

  4. Se funziona cosi’ i rimpatri li fanno verso l’ultimo stato di provenienza.
    Quindi alla fine torneranno tutti in Italia.
    Ma all’Italia diranno di non rimandarli in Libia, perche’ sennò siamo CATTIVI.

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