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Terrorismo SveziaStoccolma, 10 apr – Migliaia di terroristi o simpatizzanti jihadisti, migliaia di minacce reali per la Svezia. Non è una stima allarmistica campata in aria, è quanto emerge dalle dichiarazioni rilasciate a Repubblica da Magnus Ranstorp, responsabile della lotta al terrorismo jihadista per la polizia segreta svedese e per le forze armate reali. Secondo Ranstorp in Svezia ci sarebbero circa 60mila potenziali attentatori da espellere ma: “non li troviamo e non sappiamo combattere contro la cultura dell’odio dei quartieri ghetto”.

“C’è un errore sistemico – spiega il responsabile antiterrorismo svedese – non funzionano né le leggi, né i meccanismi di prevenzione. Nella sola Stoccolma vivono alla macchia almeno tremila persone colpite da provvedimenti d’espulsione. In tutto il Paese sono tra 50 e 60 mila. Se anche li acciuffassimo, non avremmo spazio per una loro detenzione pre-espulsione”. Per Ranstorp è “difficile anche infiltrarli. Si autoisolano in zone dove non senti parlare svedese e non compri nulla di svedese, né libri né abbigliamento né cibo. È un problema centrale, il fronte su cui il nostro sistema incerà o perderà”. L’attentatore di Stoccolma, dice poi Ranstorp, “era stato scoperto per i like su Facebook ad attentati dell’Isis, la Säpo aveva intercettato suoi contatti operativi con l’Isis, ma non siamo stati capaci di prenderlo prima. Insisto: errori sistemici del modello svedese“.

Parole che suonano come un’ammissione consapevole del fallimento del tanto decantato modello scandinavo, un’accoglienza diffusa e senza limiti che ha portato una nazione prospera come la Svezia a trovarsi in casa migliaia di pericolosi uomini bomba pronti a compiere attentati terroristici. Il frutto di una scellerata politica che fino ad oggi ha santificato l’immigrazione e solo adesso inizia a rendersi conto dell’errore commesso.

Intanto l’attentatore di Stoccolma, 39enne uzbeko, ha confessato la propria responsabilità e l’appartenenza all’Isis.”Ho investito degli infedeli”, avrebbe detto il terrorista spiegando di aver ricevuto ordini diretti da jihadisti dello Stato islamico in Siria.

Eugenio Palazzini

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