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Roma, 25 ott – La Norvegia sta ospitando, fino al prossimo 7 novembre, in questi giorni la più grande esercitazione militare dalla fine della Guerra Fredda. L’operazione si chiama Trident Juncture 18 e prevede lo schieramento di 50.000 militari provenienti da 31 diverse nazioni (i 29 membri della Nato più Svezia e Finlandia), 150 aerei, 70 navi e oltre 10.000 veicoli terrestri, che se messi in fila formerebbero una colonna lunga 92 km.
L’esercitazione si svolge sotto il coordinamento del comando Nato di Napoli, ha preso il via il 17 ottobre scorso ma solo oggi è entrata nella sua fase principale, nella Norvegia centrale e orientale, nelle aree adiacenti del Nord Atlantico (fino all’Islanda)  e del Mar Baltico (inclusi gli spazi aerei di Svezia e Finlandia), dopo che la prima fase denominata ‘Brilliant Jump II’ è terminata con successo. Nel corso di questa prima fase, come spiegano dal ministero della Difesa, sono state testate e verificate le capacità di schieramento in teatro operativo delle diverse forze militari che, approntate nei rispettivi Paesi, hanno raggiunto l’area d’impiego di esercitazione, condotto tutte le attività di ricezione, preparazione avanzata, trasferimento verso le zone di attesa, addestramento e integrazione, testando le procedure standardizzate in previsione di un impiego simulato in un ambiente di reale operazione.
Un’esercitazione di enorme portata, insomma, che ha come obiettivo quello di “assicurare che le forze Nato siano pronte a rispondere a qualsiasi minaccia da qualsiasi direzione provenga”. O almeno questo è la mission ufficiale. In realtà, però, se si osserva la direzione verso cui sono rivolti gli schieramenti si scopre che è tutto verso est, cioè la Russia. Le manovre in corso, inoltre, sembrano essere una risposta neanche tanto velata, alle manovre militari di Mosca, che a settembre ha mobilitato 300mila uomini, con l’impiego di mille mezzi dell’aviazione, nell’esercitazione Vostok-2018 che si è svolta nella regione di Trans-Baikal, ai confini orientali della Federazione, vicino al confine russo con Cina e Mongolia.
Mosca, quindi, fa paura alla Nato che proprio ieri ha dichiarato per bocca del suo Segretario Generale, Jens Stoltenberg, di non volere una nuova corsa al riarmo nucleare: “Non vogliamo una nuova Guerra Fredda, né una nuova corsa al riarmo. E non prevedo neanche che gli alleati Nato dispiegheranno più armi nucleari in Europa come risposta al nuovo missile russo”.
La Russia, però, ha svolto la sua esercitazione ben lontano dai confini europei, e il fatto che la Nato schieri un così ingente numero di militari in Norvegia sembra voler essere un chiaro avvertimento a Mosca, affinché non mostri troppo i muscoli. Ma soprattutto sembra voler alimentare la paranoia del pericolo russo alle porte di casa nostra.
Anna Pedri
 

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