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Roma, 30 ott – Non fate giocare la nostra squadra del cuore? Allora ce ne andiamo tutti in Italia, tanto i barconi per emigrare si trovano. E’ l’incredibile minaccia dei tifosi dell’Hilal Chebba, squadra non ammessa alla massima serie del campionato di calcio della Tunisia perché “la società non ha completato le pratiche nonostante le reiterate richieste”. La decisione è stata presa dalla Federcalcio tunisina il 17 ottobre scorso e da qualche giorno, nel tentativo di far cambiare idea alle autorità sportive, circa 2mila tifosi della squadra non iscritta al campionato hanno iniziato a organizzare imbarcazioni per affrontare il viaggio dalla città portuale di Chebba alle coste italiane.

Sciopero generale e copertoni dati alle fiamme

Una protesta che in Tunisia è diventata un caso nazionale, anche perché nel frattempo sono andate in scena diverse manifestazioni e addirittura è stato indetto uno sciopero generale cittadino per contestare la decisione della Federcalcio. Mentre diversi negozi e aziende locali hanno chiuso i battenti, i tifosi hanno bloccato le strade di accesso alla città dando alla fiamme alcuni copertoni.

La reazione del governo tunisino è stata inizialmente piuttosto blanda. Poi il ministero dello Sport, decisamente allarmato dalla piega che sta prendendo la protesta, se l’è presa con la Federcalcio dichiarando che l’esclusione dell’Hilal Chebba dal campionato è illegale. Il ministro Kamal Daqish ha minacciato finanche di “sciogliere la Federazione in caso di inadempienza o comportamento scorretto”. Sembra che dietro alla mancata ammissione della squadra alla massima categoria, vi siano delle dichiarazioni che il patron della società avrebbe rilasciato contro la Federazione, alla quale chiedeva maggiore trasparenza. Sta di fatto che questa diatriba tunisina, se non verrà risolta, potrebbe provocare una mini ondata di sbarchi sulle coste italiane. Chissà se in tal caso qualcuno ci parlerà di migranti in fuga dalla guerra e dalla fame.

Eugenio Palazzini

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