Roma, 26 feb – “Assistiamo in questo momento a una nazione, l’Ucraina, che viene occupata da un fante russo, comandato da un generale americano, sotto consigliere inglese”. Gabriele Adinolfi, acuto analista, saggista e direttore del quotidiano online Noreporter, sintetizza così la guerra in atto. Lo abbiamo intervistato per comprendere meglio il suo punto di vista.

In un articolo su Noreporter ha scritto: “La Russia decide di tornare all’ennesima Jalta, cosa che fa ripetutamente con i presidenti democratici americani, e si mette d’accordo nel gioco delle parti – e delle spartizioni delle quote dei rialzi energetici – con i turchi e gli americani (e con gli ucraìni) e fa quindi saltare l’intesa Parigi-Berlino-Mosca”. A suo avviso quindi la guerra è frutto di un grande negoziato tra Stati Uniti e Russia?

“Non solo tra Stati Uniti e Russia, è un grande negoziato tra compagni di merende sull’energia, sul petrolio e sul gas. Parlo di inglesi, americani e turchi, tra l’altro associati nel Tap. Ma anche tra gli oligarchi di Putin e il presidente ucraino Zelensky”.

Ma cosa vuole davvero Putin?

“E’ importante leggere bene l’analisi di Difesa Online – testata sempre ben informata su questioni di intelligence – che inquadra bene la situazione della Russia, dove è talmente cresciuto il costo della vita e sono talmente alti i disagi economici, che Putin ha cercato lo sfogo sulla falsa riga degli argentini con le Malvinas. Il tutto per ricompattare se stesso e il suo Paese. Quello che sta facendo lo avrebbe potuto fare anche nel 2014, anzi avrebbe avuto molte più ragioni di adesso, ma non lo fece. Ricordo ai mentecatti che si divertono alla spalle di un popolo che fieramente sta cercando di resistere a un’invasione – perché secondo questi mentecatti sarebbe un popolo atlantista – che ammesso e non concesso che gli ucraini vogliano davvero entrare nella Nato, i russi hanno detto esplicitamente che l’Ucraina non esiste. Vorrei vedere questi mentecatti cosa avrebbero fatto al posto degli ucraini”.

A cosa puntano gli Stati Uniti? Cosa ci guadagnano da questa guerra?

“Ci guadagnano su tanti fronti. Innanzitutto teniamo di conto che Putin ha rotto unilateralmente l’accordo con Francia e Germania, un’intesa che avrebbe permesso di evitare la guerra e garantito che l’Ucraina non sarebbe entrata nella Nato. Quando mi si viene a dire che Putin è stato costretto a rompere l’accordo, mi metto a ridere. Per capire cosa ci guadagnano gli Stati Uniti in questa partita va considerata la strategia che portano avanti da tempo.
Non hanno più il monopolio mondiale e giocano contemporaneamente sul tavolo del multipolarismo – basato sulla logica di Bereszyński, ovvero del tutti contro tutti – e al contempo puntano sul bipolarismo simmetrico con la Cina. Gli americani ottengono essenzialmente tre cose: l’Europa viene messa sotto scacco, tutti i Paesi dell’Est punteranno ad aderire alla Nato e la Russia viene schiacciata dalla Cina. L’Europa d’altronde è il principale competitor degli Stati Uniti nel Pacifico ed è riuscita – in particolare con i tedeschi, ma anche con i francesi – a bloccare in buona parte l’accordo Quad sull’Indo-Pacifico. Intanto si alza la tensione e si rende più difficile il dialogo Est-Ovest e la gestione tedesca, a vantaggio della gestione inglese. Allo stesso tempo la Russia, schiacciata appunto dalla Cina, può ottenere una sponda offerta dagli Usa. Non a caso Washington ha permesso a Mosca di entrare in Mali contro la Francia e quindi contro l’Europa. Dunque Mosca ha preferito ancora una volta scegliere l’alleato anglosassone, lo fa sempre quando alla Casa Bianca c’è un presidente democratico”.

Le sanzioni internazionali danneggiano l’Europa, la Russia o entrambe?

“Danneggiano soprattutto l’Europa, perché la Russia ha trovato compensazioni non solo in Cina ma anche negli Stati Uniti. Fermo restando che la Russia è complice degli Stati Uniti, la necessità geopolitica e geoenergetica dell’Europa di avere un rapporto integrale con la Russia c’è ancora, così come di arrivare alla pace. Ma i russi sono interlocutori strategici, non i nostri liberatori”.

In tutto questo, cosa può fare adesso l’Europa?

“Può fare poco o niente. Perché quando Jalta è forte – e in questo momento lo è – l’Europa può pensare solo a sopravvivere. L’unica difesa è mantenere Macron all’Eliseo. E’ l’unico che ha lanciato il guanto di sfida agli Stati Uniti e sta organizzando una serie di accordi bilaterali, tra cui il bilaterale franco-italiano. Oltre a realizzare un tessuto di forza diplomatica, politica, militare europea autonoma. E non dimentichiamo che Macron ha detto più volte che il nucleare francese sarà sempre a disposizione di qualunque organizzazione militare europea unita. I francesi con i loro bilaterali e i tedeschi con la loro idea di fare un esercito europeo, sono decisionisti. Viceversa troppa democrazia in Europa, fondata su opportunisti, vigliacchi e mercanti, non porterà mai a un esercito unito. Se invece inizi a farlo, un esercito europeo, gli altri poi si aggregano”.

A che gioco gioca la Cina?

“Credo davvero che non possa rispondere nessuno a questo interrogativo. Perché il grande equivoco di tutta la strategia americana è che continua a considerare i cinesi come i russi, che tutto sommato non sono molto intelligenti, o come gli europei che non hanno abbastanza palle. I cinesi è difficile sapere cosa pensino sul serio, perché lo nascondono anche a se stessi”.

Eugenio Palazzini

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5 Commenti

  1. La Russia complice degli Usa davanti alla continua degenerazione europea non suona strano, visto pure G.B. che ha seguito la Svizzera, con India e Cina già rispettivamente posizionate. Ma c’è un ma, dopo Jalta c’ era molto da mangiare concretamente, ma oggi cosa è restato della torta da dividersi? Abbastanza per non dover cambiare ?! Sono gli Usa a dover cambiare, rischiando sempre maggiormente…

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