Roma, 11 mar – Ormai è noto che le guerre si combattono anche mediaticamente con una guerriglia di propaganda. Ciò è diventato un fenomeno ancor più dilagante con la comparsa di internet e dei social network. Per questo motivo, non deve stupire che il presidente Vladimir Putin abbia bloccato in Russia alcune piattaforme occidentali, come Facebook e Twitter perché “discriminano i giornali russi”. La decisione è arrivata dopo che, nei giorni precedenti, quei social network avevano limitato l’accesso agli account del canale televisivo Zvezda, dell’agenzia di stampa Ria Novosti, di Sputnik, di Russia Today, di Lenta.ru e di Gazeta.ru. Tale severo provvedimento è arrivato in seguito all’annuncio della Commissione europea che bandiva due media russi multilingua, Russia Today e Sputnik da “tutti i mezzi di trasmissione e distribuzione, come via cavo, satellite, IPTV, piattaforme, siti web e App”. Anche sul fronte ucraino non manca la censura di Stato. Il 2 febbraio scorso, il presidente Volodymyr Zelensky ha reso attuativa la decisione del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale dell’Ucraina di imporre sanzioni per cinque anni ai canali televisivi di opposizione. Già nel settembre 2019, i canali ucraini 112.Ukraina e NewsOne erano stati privati del diritto alla trasmissione digitale a causa dell’uso della lingua russa nei loro programmi. Anche la guerriglia mediatica viene combattuta anche a colpi di fake news. Se ciò è capibile per le parti che si fronteggiano sul campo, diventa una pericolosa arma di ipnosi di massa quando a divulgarle sono i media occidentali, soprattutto ora che è stata censurata completamente l’informazione dalla Russia.

Ucraina e fake news: i forni crematori mobili dell’esercito russo

Il 23 febbraio scorso, il britannico Telegraph ha pubblicato un articolo in cui affermava che, in Ucraina, l’esercito russo aveva al seguito dei forni crematori mobili per nascondere le sue perdite. A corredo di tale articolo, i giornalisti del Telegraph avevano presentato un video, diffuso in precedenza dal ministero della Difesa britannico. Tale video, però, è stato pubblicato su YouTube nell’agosto del 2013 dalla società russa Turmalin che si occupa della costruzione di inceneritori per uso civile: “Test di una installazione unica per la distruzione termica (combustione) dei rifiuti biologici”.

Senza aver fatto alcuna verifica in merito all’articolo, il 5 marzo scorso, il capo redattore esteri de La Stampa, Giordano Stabile, ha pubblicato lo stesso video, intitolando: “Guerra in Ucraina, forni crematori e social limitati: ecco come Putin nasconde la distruzione ai russi”. Stabile non ha alcun dubbio: la Russia sta nascondendo ai propri connazionali i soldati uccisi in Ucraini, cremandoli nei forni crematori mobili. Ciò è avvenuto ben cinque giorni dopo la fake news del Telegraph e nonostante diversi fact-checking pubblicati, come quello del canale France 24 del 28 febbraio.

Il video del New Post pubblicato sui social da Salvini e Fazio

Il 25 febbraio scorso, Matteo Salvini ha pubblicato sui social network un video ripreso dal New York Post, intitolato: “Il toccante video di un padre che saluta in lacrime la figlia in partenza per la ‘safe zone’. Lui è rimasto per combattere l’invasione russa”. Qualche ora prima, lo stesso video era stato diffuso anche dai canali social della trasmissione Rai di Fabio Fazio, Che tempo che fa, con il commento: “Un padre, che resta a combattere contro l’invasione russa, deve salutare sua figlia, in partenza per la “safe zone”.

Quel video è stato pubblicato dal cittadino filorusso Aleks Karpushev, lo scorso 21 febbraio, a Gorlovka, città dell’Ucraina orientale situata nell’autoproclamata Repubblica Popolare del Donetsk. Il video riguarda le evacuazioni pianificate dalla Russia nel Donbass dei cittadini filorussi, prima dell’inizio della guerra in Ucraina. Nello specifico, un uomo saluta la moglie e la figlia che si apprestano a partire su un autobus verso il confine russo. Peraltro, la compagnia russofona di trasposti, la Premium Taxi, è attiva solamente nel Donbass filorusso.

I videogiochi popolano i servizi televisivi

Scene dei videogiochi hanno invaso i servizi televisivi nei primi giorni della guerra in Ucraina. Il primo servizio, che poi ha fatto scuola, è stato quello del Tg2 che avrebbe dovuto documentare la “Pioggia di missili su Kiev”. La pioggia di missili non era quella sulla capitale dell’Ucraina, ma una scena del videogioco War Thunder.

Anche le trasmissione Mediaset Zona bianca e Fuori dal coro hanno mandato in onda le medesime immagini farlocche. Mario Giordano però ha avuto il buon gusto di scusarsi la settimana successiva sia per le scene di War Thunder sia per le immagini di un altro servizio che parlava della fuga dall’Ucraina e del caos nella metropolitana di Kiev. Il servizio mandato in onda non riguardava l’Ucraina, ma era un frame del crollo della scala mobile, avvenuto nella metro Repubblica di Roma nel 2018, in cui rimasero coinvolti i tifosi del Cska Mosca.

Pure il canale israeliano Channel 13 News ha giocato con la fantasia. In un servizio sulla devastazione in Ucraina, spuntano addirittura gli Stormtrooper, personaggi della saga di Guerre Stellari.

Video vecchi spacciati per la guerra in Ucraina

Nell’edizione del Tg1 del 24 febbraio scorso, è andato in onda un servizio di “immagini che nessuno di noi avrebbe voluto vedere” secondo il giornalista Roberto Chinzari. Le immagini del servizio non si riferivano a bombardamenti degli aerei militari russi sull’Ucraina, ma erano state registrate durante le prove della parata militare del 9 maggio 2020, vicino all’aeroporto di Tushino, alle porte di Mosca. Anche il Sole 24 Ore aveva pubblicato il medesimo video del Tg1, titolando “La Russia bombarda Kiev”, ma poi ha rimosso l’articolo.

Lo sciacallaggio sulla pelle degli ucraini

A differenza di altre testate che si sono prodigate nel pubblicare il maggior numero di immagini di morte e di distruzione in Ucraina per fare leva sull’opinione pubblica, noi ci siamo fermati a uno scalino precedente in questo articolo. D’altronde è facile imbattersi nella propaganda di parte, sia russa sia ucraina. In un momento di così grande confusione, con immagini che arrivano a raffica e spesso non contestualizzate, è quasi impossibile constatare la verità. A volte, basta soltanto un buon programma di grafica per falsificare la realtà e spostare la responsabilità da una parte del fronte all’altra.

Francesca Totolo

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta