Roma, 12 apr – All’indomani della deflagrazione del conflitto in Ucraina, le Ambasciate e i Consolati ucraini avevano diramato diversi comunicati sui social network in cui chiedevano ai cittadini dei Paesi stranieri di “unirsi ai ranghi della legione straniera della difesa territoriale dell’Ucraina”. Ciò ha comportato l’arrivo in Ucraina di diversi soggetti, i miliziani da videogioco, legionari stranieri e contractor. In questo articolo, evidenzieremo gli attori stranieri che stanno prendendo parte alla guerra in Ucraina, sia quelli che si sono uniti al fronte di Kiev sia quelli che stanno affiancando le truppe russe e i separatisti del Donbass. Da Academi al gruppo Wagner.

I contractor angloamericani in Ucraina

Una parte degli stranieri, dopo essere arrivata in Ucraina, si è unita alla legione straniera di difesa territoriale ucraina, firmando un contratto che li impegna a un arruolamento a tempo indeterminato, ovvero fino alla fine della guerra. Un’altra parte, invece, è entrata in Ucraina come forza civile, unendosi poi alle squadre delle forze armate ucraine come operatore volontario, senza la firma del contratto di arruolamento e senza retribuzione, ma con un periodo di addestramento che solitamente dura quindici giorni nell’est dell’Ucraina. I civili stranieri, inquadrati nei reparti regolari ucraini come volontari, possono rimanere a presidio delle città e/o essere impiegati come unità itineranti. Infine, in Ucraina, sono arrivati anche ex militari stranieri, spesso provenienti da unità speciali del Paese di provenienza, e contractor ingaggiati da Kiev e da Mosca con specifici contratti di servizio che solitamente li vincola per tre mesi. Per ovvie ragioni di riservatezza e di sicurezza, esistono poche testimonianze sul loro impiego in Ucraina. Grazie alla particolare passione per i video in diretta sui social network, si hanno notizie dell’americano James Vasquez, impiegato nelle zone calde in Ucraina a capo di una divisione di stranieri. Sempre più insistenti sono le voci che lo segnalano come ex agente dell’intelligence americana e lo collocano come contractor al soldo degli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan. L’account Twitter di Vasquez è stato aperto il 25 febbraio scorso.

È noto che gli Stati Uniti abbiano sempre infiltrato contractor privati nelle zone di guerra per eseguire operazioni militari spesso vietate dalle convezioni internazionali. Nel luglio 2021, il Time rivelò il piano di espansione in Ucraina di Academi, ex Blackwater. Il fondatore della compagnia di contractor, Erik Prince, aveva lanciato un programma per assumere dei veterani di guerra ucraini e acquistare una parte del complesso militare e industriale del Paese per un giro d’affari stimato in 10 miliardi di dollari. Arrivato a Kiev nel giugno 2020 con un volo charter da Minsk, Prince fu ricevuto dall’allora capo dello staff di Zelensky, Andriy Yermak. Ciò è stato confermato al Time dallo stesso Yermak che però non ha rivelato i dettagli dell’incontro. Erik Prince è tornato a farsi vivo all’inizio del marzo scorso, quando ha esortato l’amministrazione Biden a inviare in Ucraina gli aerei militari dismessi dagli Stati Uniti.

Academi ha cambiato più volte nome. La società è stata il maggiore fornitore di servizi di sicurezza per il governo americano e si avvale di quasi un migliaio di operatori di sicurezza permanenti (quasi tutti ex militari), ufficialmente assegnati a operazioni di protezione del personale diplomatico nei teatri di guerra. Fondata nel 1997 da Erik Prince, ex membro dell’unità speciale Navy Seal, Blackwater ha cambiato nome in Xe Services nel 2007, quando le procedure tattiche preventive adottate in Iraq causarono una strage a Baghdad dove rimasero vittime 17 iracheni, di cui almeno 14 civili innocenti. Le critiche seguite a quel massacro e il conseguente avvio di un’inchiesta, da parte del Congresso americano che hanno riguardato anche l’Afghanistan, hanno portato al ritiro della società militare dall’Iraq. Secondo Young Pelton, giornalista che ha seguito come reporter i mercenari di Blackwater in Medio Oriente, nei campi di addestramento americani della società di Prince, ogni anno, vengono perfezionati circa 35mila operatori di sicurezza.

La legione straniera georgiana in Ucraina

La legione straniera georgiana era già presente in Ucraina nel 2014, nella nota piazza Maidan di Kiev, da cui partì il golpe che portò alla destituzione del presidente Viktor Janukovyč. Ciò è documentato dalle fotografie pubblicate sui social network da Mamuka Mamulashvili, comandante dei legionari georgiani. Dopo il colpo di Stato, la legione straniera georgiana si è spostata nel Donbass ed è diventata un battaglione effettivo dell’esercito ucraino.

Mamuka Mamulashvili è stato uno stretto collaboratore del discusso Mikheil Saakashvili, presidente della Georgia per due mandati (dal 2004 al 2013), governatore di Odessa dal maggio del 2015 al novembre del 2016, e presidente del Consiglio delle Riforme dell’Ucraina, nominato nel 2019 dal presidente Volodymyr Zelensky dopo la restituzione del passaporto ucraino. Fu Poroshenko nel 2017, con un decreto presidenziale, a privare della cittadinanza ucraina Saakashvili perché “durante la compilazione dei documenti per ottenere la cittadinanza ucraina ha scritto di non avere precedenti penali, mentre in realtà aveva pesanti reati in Georgia”. Infatti, Mikheil Saakashvili era ricercato in Georgia a causa della condanna per i reati di abuso d’ufficio e malversazione.

Durante il suo ruolo come presidente georgiano e come governatore di Odessa, Saakashvili era scortato da un altro legionario georgiano, Teimuraz Khizanishvili, diventato poi noto per essere uno dei responsabili delle esecuzioni dei soldati russi che si stavano ritirando dall’oblast di Kiev. In un’intervista diffusa dal canale YouTube dell’oligarca russo dissidente Mikhail Khodorkovsky, grande editore in Ucraina e sostenitore di Zelensky, il comandante georgiano Mamuka Mamulashvili ha affermato che è stato proprio lui a ordinare l’uccisione dei soldati russi: “A volte li leghiamo mani e piedi. Parlo a nome della legione georgiana, non faremo mai prigionieri russi. Gli occupanti russi e i kadyroviani (ceceni, ndr) non saranno mai fatti prigionieri”.

Il comandante Mamuka Mamulashvili si è recato diverse volte negli Stati Uniti dove, in uniforme militare con lo stemma della legione straniera georgiana in Ucraina, è stato ricevuto all’interno del Campidoglio a Washington da alcuni politici democratici americani. Nelle immagini pubblicate sull’account Facebook di Mamulashvili, vengono documentati gli incontri con Eliot Engel e con Carolyn Maloney. Anche la sorella del comandante della legione straniera georgiana, Nona Mamulashvili, deputata georgiana del partito “United National Movement – United Opposition, Strength is in Unity”, si è recata più volte negli Stati Uniti, anche nel settembre del 2021 per accompagnare Mikheil Saakashvili. L’ex presidente georgiano verrà poi arrestato in Georgia il primo ottobre, dopo il suo rientro organizzato per esortare i cittadini a votare il partito della Mamulashvili. Ricordiamo che su Saakashvili pendeva una condanna per i reati di abuso d’ufficio e malversazione.

Le voci sui siriani e hezbollah inquadrati nell’esercito russo in Ucraina

Si sono rincorse diverse voci riguardanti l’arrivo in Ucraina di militari siriani e hezbollah, inquadrati nell’esercito russo e/o assoldati dal gruppo Wagner. Al momento, non esiste alcuna conferma documentata della presenza di militari inviati da Damasco in Ucraina. Ne ha parlato l’Osservatorio siriano sui diritti umani, organizzazione con sede a Londra fondata dal dissidente siriano Rami Abdel Raman: “Ci sono diversi campi di addestramento soprattutto ad Homs e Hama, così come nelle aree meridionali della provincia di Idlib”. Durante gli anni più caldi della guerra in Siria, Raman è stato una delle principali voci dei cosiddetti “ribelli moderati”, rilanciando una sequela di fake news che poi sono state riprese dalla stampa occidentale senza alcuna verifica.

È stata invece Al Hadath, televisione online con sede a Dubai, a segnalare l’arruolamento degli hezbollah nelle fila del gruppo Wagner. La notizia è stata poi ripresa dal periodico russo d’opposizione Novaya Gazeta: “Hezbollah ha aperto un ufficio di reclutamento e mobilitazione nella città di Quseir, nella provincia di Homs in Siria. Questo ufficio è sotto la diretta supervisione dell’ufficiale dell’intelligence militare di Hezbollah Asaad Hamieh”. A smentire la notizia è stato Hassan Nasrallah, segretario del partito sciita Hezbollah.

Ad assicurare completo sostegno all’Ucraina, è stato Raed Al Saleh, leader degli White Helmets, che al Washington Post aveva affermato che l’organizzazione britannica (fondata da ex agente dei servizi segreti del Regno Unito) stava preparando una serie di video per aiutare i civili ucraini ad apprendere i compiti della protezione civile, come gestire i razzi inesplosi e come evacuare al meglio un edificio sotto attacco. Il 10 aprile, qualche immagine di quei video sono stati diffuse dall’agenzia francese Afp. Si vedono alcuni Caschi Bianchi che svolgono operazioni di primo soccorso a un manichino, forse uno di quelli utilizzati per le messinscene hollywoodiane sugli attacchi con armi chimiche in Siria, allestite con i cosiddetti “ribelli moderati”.

Wagner Group in Ucraina

Come non si hanno prove provate della presenza di Blackwater nelle fila dell’esercito ucraino, l’intervento del Wagner Group al fianco delle truppe russe non è ancora stato documentato in Ucraina. Secondo un articolo del britannico Times del 28 febbraio scorso, più di 400 mercenari del gruppo Wagner sarebbero stati inviati a Kiev per assassinare il presidente ucraino Zelensky. Una notizia che ancora oggi non ha avuto alcun riscontro. Della milizia privata al servizio del presidente russo Vladimir Putin si hanno pochissime informazioni ufficiali. Si parla del suo coinvolgimento in diversi teatri di guerra come la Libia, la Siria, la Repubblica Centrafricana, il Mozambico, il Mali, e il Donbass alle dipendenze del ministero della Difesa russo e della Direzione principale dell’intelligence. Secondo alcune fonti, i miliziani del Wagner Group sarebbero presenti tra le file dei separatisti del Donetsk e del Lugansk e fornirebbero supporto per alcuni servizi tecnici militari specifici. La Russia sarebbe già ricorsa ai servizi dei miliziani in Ucraina nel 2014, durante l’annessione della penisola di Crimea alla Russia.

Il nome del gruppo sarebbe un omaggio a Wilhelm Richard Wagner, compositore prediletto di Adolf Hitler. Per questo motivo e per i tatuaggi di alcuni suoi miliziani, la stampa occidentale lo ha definito gruppo paramilitare neonazista. A differenza di Blackwater, il Wagner Group non si avvale di una rete di miliziani assoldati e retribuiti in modo permanente. I mercenari vengono ingaggiati per specifiche operazioni. Il proprietario del Wagner Group è Evgenij Prigožin, un uomo d’affari con stretti legami con il presidente Putin, mentre il suo fondatore è Dmitrij Utkin, ex comandante di un’unità delle forze speciali russe e già attivo nella società privata di sicurezza Moran Security Group, fondata da veterani militari russi. La Russia si avverrebbe dei servizi del gruppo Wagner per le operazioni sotto copertura in Paesi stranieri. Nel 2016, Dmitrij Utkin è stato ritratto tra gli ospiti di un ricevimento del Cremlino organizzato per rendere omaggio agli eroi di Patria. La notizia era stata confermata dal portavoce del presidente russo, che però non ha spiegato i motivi della presenza di Utkin durante tale evento.

Secondo The Intercept, nel 2020, i vertici del gruppo Wagner sarebbero stati contattati da Erik Prince di Blackwater che avrebbe offerto servizi militari per le loro operazioni in Libia e Mozambico. Sebbene la quasi assenza di documentazioni ufficiali, i miliziani del gruppo Wagner sarebbero stati avvistati in Siria, in supporto dell’esercito siriano a Palmira e a Deir el-Zor, mentre in Libia si sarebbero uniti al Libyan National Army del generale Khalifa Haftar. Al momento, le uniche certezze sono i dossier delle Nazioni Unite che riportano la presenza del Wagner Group nella Repubblica Centrafricana e in Libia, e le sanzioni dell’Unione Europea emesse nei confronti di alcuni miliziani nel dicembre scorso.

Francesca Totolo

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