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Budapest, 12 lug – Campagna diretta contro George Soros, il noto speculatore finanziario. E’ l’iniziativa del governo Orban che ha tappezzato l’Ungheria di manifesti che mostrano una grande immagine del finanziere intento a ridere e la scritta: “Il 99% degli ungheresi rifiuta l’immigrazione illegale. Non lasciamo che Soros abbia l’ultima risata”. Il riferimento chiaro è alle intenzioni del noto finanziere che vorrebbe forzare il governo ungherese a cambiare totalmente le politiche sull’immigrazione. Facendo aprire cioè le porte della Nazione magiara ai cosiddetti migranti. Orban invece non ci sta e ancora una volta torna ad attaccare lo speculatore di origini ungheresi, stavolta con una campagna mediatica di notevole impatto.

I manifesti sono apparsi infatti la scorsa settimana sui cartelloni pubblicitari e negli spazi pubblici in tutto il paese, oltre ad essere stati rilanciati anche in televisione. Lo scorso venerdì Orban ha accusato Soros di essere un “speculatore miliardario” che sta cercando di usare la sua ricchezza e le sue organizzazioni non governative per “stabilire un milione di migranti” nei Paesi Ue. Per il governo ungherese questo è inaccettabile perché si tratta di un vero e proprio “pericolo per la sicurezza nazionale”. La campagna pubblicitaria di Orban anti-Soros è stata tacciata di antisemitismo dalla comunità ebraica ungherese.

Ma il Primo Ministro magiaro ha spiegato, intervenendo ai microfoni di Kossuth Rádió, la sua visione delle cose: «Se qualcuno vuole venire a vivere in Ungheria, deve chiedere il consenso al popolo ungherese. Non ci può essere una legge internazionale, una norma, un tribunale o un’organizzazione che sostiene che non importa ciò che pensa il popolo. Questo è impossibile. C’è, tuttavia, una campagna internazionale molto forte – ha specificato Orban – che è in corso da circa un decennio. È legata al nome di George Soros e cerca di dimostrare che i confini non hanno senso, che le nazioni non hanno alcun diritto di decidere e di stabilire come vivere. La teoria delle frontiere aperte è stata concepita dal magnate e si è infiltrata in un certo numero di istituzioni internazionali. Dobbiamo combattere questa battaglia. Dobbiamo portare degli argomenti contro queste teorie. Dobbiamo fare luce su queste operazione e dobbiamo evidenziare che, spesso, non si tratta di difendere i diritti umani ma di avidità e di business sulla pelle dei migranti”.

Eugenio Palazzini

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