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Roma, 4 mar – Secondo l’Unicef almeno un minore su 7, ovvero 332 milioni in tutto il mondo, ha vissuto per almeno 9 mesi dall’inizio della pandemia sotto misure restrittive che impedivano di lasciare la propria abitazione, mettendo a serio repentaglio la propria salute mentale e il benessere psicofisico. E’ l’allarme lanciato dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia che ha pubblicato uno studio utilizzando i dati della Oxford COVID-19 Government Response Tracker.



Unicef: non lasciamo soli i bambini

“Con le restrizioni legate alla pandemia, è stato un anno lungo e impegnativo per tutti noi, ma soprattutto per i bambini”, ha affermato Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell’Unicef. “Quando non puoi interagire con i tuoi amici, sei lontano dai tuoi parenti, e magari devi sopportare la convivenza casalinga con un molestatore o un genitore violento, l’impatto è devastante. Molti bambini si sentono spaventati, soli, ansiosi e preoccupati per il loro futuro. Dobbiamo uscire da questa pandemia con un approccio migliore alla salute mentale di bambini e adolescenti, e questo inizia dando al problema l’attenzione che merita”.

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Dove è il diritto alla salute?

Già, la salute mentale. Si parla tanto di “diritto alla salute” ma in tempo di pandemia sembrerebbe che questo “diritto” riguardi solo il non ammalarsi di Covid. Con buona pace della marea silenziosa di essere umani ai quali il lockdown, la mancanza di lavoro o l’isolamento da Dad hanno provocato depressione, l’ansia, il disturbo da stress post traumatico, l’autolesionismo e i disturbi alimentari. E i bambini sono le prime vittime.

Dati sconcertanti

In America Latina e nei Caraibi, un recente sondaggio U-Report dell’UNICEF sui giovani ha degli 8mila intervistati  e ha rilevato che più di un quarto aveva sofferto di ansia e il 15% di depressione. “Anche prima della pandemia sui bambini e i giovani gravava il peso dei rischi per la salute mentale”, spiega Unicef. “La metà di tutti i disturbi mentali si sviluppano infatti prima dei 15 anni, e il 75% entro la prima età adulta. La maggior parte delle 800.000 persone che muoiono per suicidio ogni anno sono giovani. L’autolesionismo è la terza causa di morte tra le adolescenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni. I tassi più elevati si riscontrano tra le ragazze adolescenti. Si stima che, in tutto il mondo, 1 bambino su 4 viva con un genitore che ha un disturbo mentale”.

Continua poi l’Unicef: “Le restrizioni hanno lasciato molti bambini in balia dei genitori violenti, privandoli  del sostegno di insegnanti, famiglie allargate e comunità. I bambini appartenenti a gruppi di popolazione più vulnerabili, come quelli che vivono e lavorano per strada, i bambini con disabilità e i bambini che vivono in situazioni di conflitto bellico, rischiano che la loro salute mentale venga completamente trascurata”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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