strageRoma, 2 ott – Armi, religioni, notorietà: c’è tutto il campionario delle ossessioni americane nella storia di Chris Harper Mercer, o almeno in quel che finora è trapelato di questo 26enne che ieri sera ha compiuto l’ennesima strage in un college americano.

Stavolta siamo all’Umpqua Community di Roseburg, nell’Oregon, 300 chilometri a sud di Portland. All’inizio si è parlato di 15 vittime, ma col passare delle ore il bilancio sarebbe sceso a “sole” 9 uccisioni. La decima vittima sarebbe il killer stesso, freddato dalla polizia dopo una sparatoria.

L’uomo aveva con sè tre pistole e almeno un fucile, oltre ad una grande quantità di munizioni. Secondo alcune fonti aveva anche un giubbotto antiproiettile, ma non è chiaro se lo indossasse al momento della sparatoria. Secondo alcuni testimoni, lo stragista sarebbe entrato nella classe chiedendo ai presenti di alzarsi e dichiarare la propria religione, prima di sparare. “Se eri cristiano ti sparava alla testa, altrimenti alle gambe”, pare abbiano affermato i superstiti.

Da appurare anche se sia legato alla sparatoria l’annuncio anonimo pubblicato sul sito 4chan che riportava ieri: “Voi ragazzi siete ok, domani non andate al campus”.

Intanto si cerca di ricostruire la personalità dell’assassino. Padre bianco e madre afroamericana, sembra che su internet si definisse “conservatore repubblicano” e che simpatizzasse con i guerriglieri dell’Ira irlandese (passione piuttosto inusuale per la destra americana). Immancabili le sue foto con fucili e armi varie. Si sarebbe definito anche ostile alle “religioni organizzate”, altra bizzarria che va a costruire un patchwork culturale piuttosto indecifrabile.

Mercer avrebbe commentato sul web il delitto compiuto dall’ex giornalista Vester Flanagan contro due colleghi in Virginia: “Il mondo scopre alcune persone quando versano un po’ di sangue. Uno sconosciuto è ora noto a tutti. Il suo volto stampato su tutti gli schermi, il suo nome sulle labbra di ogni persona del pianeta, tutto in un giorno. Sembra che più persone uccidi e più sei sotto i riflettori”.

La strage nel college come alternativa al reality show. È l’America, baby.

Giorgio Nigra

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