Cina Spratly
Il bombardiere strategico B-52

Pechino, 21 dic – Il 10 dicembre scorso un bombardiere B-52 americano ha sorvolato lo spazio aereo delle isole Spratly nel Mar Cinese Meridionale provocando la dura reazione della Cina che rivendica il possesso delle isole contese.

Il bombardiere, facente parte di una coppia che stava eseguendo un normale volo di addestramento, si è trovato accidentalmente a due miglia da un’isola artificiale costruita dalla Cina nell’arcipelago delle Spratly e le cause di questo “sconfinamento” sono in fase di investigazione da parte degli esperti della Difesa, come fa sapere il Pentagono in una nota di sabato scorso.

Pechino sostiene che il fatto sia “una seria provocazione militare che rende più complesse ed anche militarizzate le condizioni nel Mar Cinese Meridionale” richiedendo che gli Stati Uniti prendano misure per ovviare a questo tipo di incidenti.

Washington per il momento non ha preso ufficialmente parte nella disputa territoriale in atto da anni in quella regione: formalmente rivendica solo il diritto di “libertà di navigazione” che garantisce il passaggio ai mezzi militari, ma l’Esecutivo e buona parte del Congresso vedono con sempre maggior preoccupazione il nuovo espansionismo cinese in Estremo Oriente, tanto da aver ribaltato la politica americana di disimpegno nell’area ormai già da qualche anno.

Le isole Spratly rivendicate dalla Cina
Le isole Spratly rivendicate dalla Cina

Le isole Spratly infatti si trovano a poche centinaia di km dalle Filippine e dal Borneo e sono rivendicate dalle nazioni rivierasche confinanti. L’arcipelago inoltre è in un’area geografica molto ricca di risorse energetiche ancora da sfruttare. Ma la corsa agli idrocarburi della Cina non è l’unico motivo della rivendicazione: le isole rappresentano un avamposto militare per il controllo strategico degli importanti traffici commerciali da e per l’Estremo Oriente inoltre forniscono quel “bastione” sicuro tanto voluto da Pechino per poter garantire agibilità alla propria flotta di sottomarini lanciamissili balistici.

Non è la prima volta infatti che la Cina è ai ferri corti con gli Stati Uniti e con le altre nazioni dell’area in merito alla questione del controllo dei mari che la circondano: nel mese di novembre un altro “sconfinamento” di B-52 aveva suscitato vive reazioni di Pechino e a settembre un RC-135 era stato intercettato da caccia cinesi.
Il fronte estremo orientale infatti è molto più caldo e preoccupante, per i difficili equilibri in gioco, di quello russo-europeo a causa del nuovo corso della politica cinese e americana.

Paolo Mauri

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Paolo Mauri
Nato a Milano, classe 1978. Laurea in Geologia. Dopo aver lavorato qualche anno nel campo della moda nella capitale meneghina, ha deciso di approfondire quella che è sempre stata la sua grande passione, essendo da sempre stato in contatto con gli ambienti militari a più livelli, non da ultimo anche per merito del servizio di leva: l'ars militaria nelle sue varie forme, dalle strategie alle armi. Questa, connessa all'altra sua grande passione per la storia moderna e contemporanea, e unita ai suoi studi geologici, gli ha permesso di occuparsi di geopolitica per Il Primato Nazionale sin dal 2014. Attualmente scrive anche per Tradizione Militare, periodico dell'Associazione Nazionale Ufficiali Provenienti dal Servizio Attivo.

1 commento

  1. Come è strana la storia ,prima amici poi nemici
    Calcolando che i 5 paesi fondatori dell’ Onu erano Cina, Unione sovietica , Usa, Inghilterra e Francia dal secondo conflitto che doveva dare pace nel mondo visto che i “mostri cattivi” erano stati distrutti , si capisce meglio che non c’erano forse cattivi veri ma solo interessi commerciali e geopolitici di mezzo
    Forse , giusto ?

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