Londra, 31 gen — Sta rimbalzando su tutte le principali testate inglesi una notizia sensazionale: dal Telegraph, all’Indipendent, dalla BBC al Daily Mail. Il governo inglese, dopo le recenti e importanti misure tese ad alleggerire normativamente la pandemia da Covid, si troverebbe di fronte a una clamorosa inversione a U in merito al piano per le vaccinazioni Covid obbligatorie per i sanitari dell’NHS (il sistema sanitario nazionale inglese) e gli assistenti sociali.

Dietrofront sulla vaccinazione ai sanitari in Gran Bretagna

Sajid Javid, l’attuale Segretario di Stato per la salute del Regno Unito, ha dovuto subire importanti pressioni tese a rivedere, o addirittura ad eliminare, l’obbligo di vaccinale per gli operatori sanitari che sarebbe entrato in vigore entro aprile. Sebbene la stragrande maggioranza dei dipendenti NHS sia vaccinata, si stimano ancora circa 80.000 renitenti, i quali manderebbero in crisi il sistema sanitario. Il segretario alla salute incontrerà i ministri del comitato del gabinetto delle operazioni Covid per valutare ed eventualmente confermare la clamorosa inversione di marcia, secondo il Daily Telegraph. Il quotidiano ha riferito che il governo sta valutando di porre fine alla discussa normativa perché Omicron è più mite rispetto alle varianti precedenti.

La legge è “sotto revisione”

Javid ha affermato che è “giusto” riflettere sulle vigenti politiche di contenimento del Covid-19, ma ha aggiunto che il personale in prima linea del SSN dovrebbe comunque ricevere un vaccino Covid-19 come “dovere professionale”. Il segretario alla Salute ha continuato ribadendo che il piano per i vaccini obbligatori è stato però pensato e attuato quando la variante Delta del virus era il ceppo dominante nel Regno Unito, ma ora “quasi tutti” i casi corrispondono alla variante Omicron che è “intrinsecamente meno grave”.

L’appoggio della politica, delle associazioni e dei sindacati

L’appoggio a questa decisione arriva anche da Andrew Rosindell, il quale sul suo profilo Twitter elogia quella che potrebbe essere la prossima decisione del ministro della salute: “La decisione giusta @sajidjavid  – questi posti di lavoro dei lavoratori del SSN che pensano liberamente sono salvi [..]. Complimenti a tutti coloro che hanno avuto il coraggio di difendere i valori di una società libera!”. Nel frattempo, il parlamentare Mark Harper, già segretario del tesoro, ha definito la possibile decisione di revocare l’obbligatorietà di vaccinazione per i sanitari una “grande vittoria. I miei colleghi e io abbiamo spinto al massimo per risparmiare il licenziamento a decine di migliaia di operatori sanitari e assistenti”, ha twittato.

Vaccinazione ai sanitari, una normativa che scricchiola

La scricchiolante normativa ancora attualmente in vigore prevede che il personale in prima linea nel NHS e le strutture di assistenza sociale registrate dovranno ricevere le prime dosi di vaccino entro il 3 febbraio, le quali dovranno essere doppiate entro il primo aprile, data d’entrata in vigore della legge. Le pressioni rimangono costanti e sia il Royal College of GPs (l’organismo professionale dei medici di medicina generale nel Regno Unito) che il Royal College of Nursing (sindacato degli infermieri) hanno esortato a rinviare e ridiscutere la scadenza. Nel frattempo, la British Medical Association ha chiesto una “valutazione d’impatto urgente” su come la politica influenzerebbe il numero del personale disponibile.

Patricia Marquis, direttrice del Royal College of Nursing in Inghilterra, ha dichiarato: “Se questi rapporti sono corretti, questa decisione da parte del governo è attesa da tempo. La vaccinazione ai sanitari è estremamente importante, ma questa era la politica sbagliata, soprattutto perché avrebbe gravato pesantemente sul NHS e sui servizi di assistenza. Non è mai stato nell’interesse della sicurezza dei pazienti minacciare il licenziamento di decine di migliaia di persone nel bel mezzo della crisi del personale. Continueremo a sostenere il governo e i datori di lavoro per sostenere la vaccinazione”.

Italia dove vai?

Un altro esempio lampante per il nostro Paese, oltre ai recenti episodi canadesi, di come sia doveroso, se lo si ritiene opportuno, opporsi fermamente a determinate normative, ma anche di come si debba gestire l’attuale situazione sanitaria – senza implicazioni che di sanitario hanno ben poco – tenendo bene a mente quello che dovrebbe essere il principio di rappresentanza, ossia il perseguimento del benessere del proprio paese e dei propri concittadini, evitando uno scontro sociale senza precedenti e una possibile crisi economica e sociale che anche i cosiddetti “migliori” non potranno più evitare.

Valerio Savioli

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